Angelica fatta di luce e il mondo dei Chissàchi

Nel mondo dei Chissàchi viveva felice un gruppo di animali un po’ strani: il più anziano era il Gufo Cucù mentre la più giovane la farfalla Pandiburro.

Vivevano nel bosco insieme ai loro amici: il bruco Starnuto, il pettirosso Cucitutto, la talpa Bassotta e l’orso Barcollo.

Ognuno di loro aveva una propria originale caratteristica: il gufo Cucù cantava ad ogni scoccar d’ora, sia di giorno che di notte e così scandiva il tempo per tutti gli abitanti del bosco; la farfalla Pandiburro aveva al posto delle ali due leggerissime fette di pane bianco imburrato che ogni tanto si appiccicavano tra loro costringendola a fermarsi e staccarle; il bruco Starnuto aveva sempre il raffreddore e ogni volta che starnutiva perdeva tutte le 826 scarpine che continuava, testardamente, a portare; il pettirosso Cucitutto era un sarto mancato: si appuntava sulla sua macchietta rossa aghi, fili e bottoni e andava per il bosco a rammendare qualunque cosa… anche quello che non aveva bisogno di rammendi; la talpa Bassotta aveva l’istinto di un segugio e fiutava tracce che neanche un vero bassotto avrebbe mai sentito; l’orso Barcollo era enorme e molto buono; era stato ritrovato da piccolo dal gufo Cucù e nessuno era mai riuscito a spiegargli come funzionava il letargo, per cui ogni tanto si addormentava lì dov’era e cadeva a terra come una pera.

Insieme stavano proprio bene, si aiutavano l’un l’altro e i giorni nel bosco scorrevano sereni.

A loro insaputa, però, c’era qualcuno invidioso della spensieratezza e della gioia che gli amici condividevano e dal buio di un cespuglio li osservava attentamente, studiando un piano per rovinare quella felicità.

L’ombra silenziosa si spostava cauta da un nascondiglio all’altro, aspettando il momento giusto per agire indisturbata. Un giorno, quando tutti facevano il riposino dopo pranzo, salì sull’albero più alto del bosco e dopo aver fatto un grande balzo rubò il sole e lo nascose in tutta fretta in un sacco nero nero da cui non riusciva ad uscire neanche un raggio di luce.

Fu subito il panico! Il sole era sparito? Impossibile!! “Come può essere successo? Cosa dobbiamo fare?” si chiedevano gli animaletti, vistosamente impauriti.

Come farò a cucire?” piangeva Cucitutto: ”Tutti i miei bottoni da rammendare, chi li cucirà?

Il bruco, poverino, dopo il primo starnuto perse tutte le scarpine e con quel buio non le ritrovò più.

Cucù non sapeva più se era giorno o notte e dopo poco perse il senso del tempo e smise di cantare; Bassotta continuava a seguire tracce che solo lei sentiva ma non vedendo più dove andava sbatteva delle gran capocciate; Pandiburro non volava più per la paura di cadere con le ali appiccicate; l’unico che non si lamentava era Barcollo. Che con tutto quel buio era finalmente andato in letargo.

Per giorni e giorni gli amici si consolarono a vicenda chiedendosi cosa avrebbero potuto fare, quando finalmente Cucù ebbe un’idea: “Ai margini del bosco” disse “c’è la casa del fattore. Sicuramente  lui saprà darci qualche consiglio”.

E così i cinque amici, lasciato Barcollo al suo meritato riposo, si incamminarono pazientemente in fila indiana, tenendosi per mano per non perdersi nel buio.

Dopo chissà quanto tempo (chi poteva dire quanto, ora che Cucù non cantava più?) ecco che in mezzo all’oscurità in lontananza cominciarono a vedere i contorni della casa, rischiarata solo dal fuoco che ardeva nel camino.

Incuriositi e un po’ intimoriti, i cinque amici si avvicinarono alle finestre, per guardare da vicino qualcosa di così diverso e lontano da loro e dal loro bosco.

Quel che videro li lasciò senza parole: in casa, dentro una culla avvolta da una coperta, c’era una bambina che dormiva beata e si accorsero che quella luce che rischiarava l’ambiente non arrivava dal camino, arrivava da lei! La bimba sembrava fatta di luce! La gentilezza e l’amore che emanava davano infatti vita a bagliori luminosi che si spandevano nell’aria.

È lei la soluzione” cominciarono a bisbigliare tra loro “Se la portassimo con noi, non ci sarebbe mai il buio”.

Su, su, siate ragionevoli” si intromise il saggio gufo: “Come potete pensare che il fattore e sua moglie si separino dalla loro bambina per darla a noi? È un’assurdità. Un’altra soluzione va trovata” sentenziò deciso.

E così fu Cucù che bussò per primo alla porta del fattore, svelando ad uno ad uno i suoi amici e la loro storia e chiedendo aiuto sul da farsi.

Il fattore, notevolmente colpito sia dalla presenza di tutti quegli strani animali a casa sua sia dalla storia che raccontavano, decise di dar loro una mano.

Per prima cosa, quindi, cercarono di capire cosa potesse essere successo: un caso astronomico? Che il sole fosse sparito?

Ma poi il fattore disse una cosa: “E se fosse stato rubato?

Il sospetto gettò il panico tra gli animaletti: “Il sole rubato? Da chi? E poi, perché?” Gli animi si agitarono a tal punto che il fattore stesso prese una decisione: insieme ad Angelica e alla sua aura luminosa avrebbero percorso il bosco per intero, cercato e scovato il ladro e avrebbero posto fine a quell’insolita situazione.

Bassotta alla guida, avevano già esplorato gran parte del folto bosco quando:

Tutti zitti! Sento qualcosa di strano!” disse Bassotta mentre continuava a fiutare sempre più forte. D’improvviso iniziò a tremare: “E… e… ecco… dovrebbe essere qui…” ed indicò un cespuglio, dal quale provenivano fruscii sospetti.

Il fattore e il gruppo di amici circondarono quindi il cespuglio e in un attimo furono vicini al loro sospetto ladro.

Chi sei?? Perché hai rubato il nostro sole? Diccelo!!” lo aggredirono tutti gli animaletti: Pandiburro gli sbatteva le sue ali in faccia, Starnuto lo prendeva a calci con le sue 826 zampine, Cucitutto lo bersagliava con i suoi bottoni, finché Cucù non prese in mano la situazione: “Calma, calma, piccoli amici, sentiamo cos’ha da dire a sua discolpa questo intruso“.

Chiese quindi in modo gentile all’ombra del cespuglio chi fosse e perché mai, se era stato lui, avesse compiuto un gesto tanto meschino.

L’ombra iniziò a parlare: “Io… io non sono cattivo come voi pensate. Sono solo e non ho amici, per via del mio brutto e ridicolo aspetto. Gli altri animali mi scherniscono e ho pensato che se nessuno avesse più visto come sono fatto, allora anche io avrei potuto avere degli amici“.

Rimasero tutti colpiti dalle sue parole, incuriositi e un po’ intimoriti.

Ci pensarono tutti un po’, poi Pandiburro prese il coraggio a due mani, anzi a due ali, e si mostrò all’ombra, rischiarata dalla luce gentile di Angelica.

Vedi, cara ombra, anche io sono strana. Le mie ali, infatti, sono fatte di pane imburrato e quando mi spavento o le chiudo forte, si appiccicano tra loro e io mi devo fermare e rimetterle a posto“.

E io” continuò Starnuto “ogni tanto faccio degli starnuti così forti che perdo tutte le scarpine! Ma le continuo a mettere perché è così che sono io“.

Ad uno ad uno, tutti mostrarono i loro lati più particolari e alla fine Cucù si rivolse all’ombra: “Vedi cara ombra, qui nel bosco siamo tutti amici. Certo, ognuno di noi ha le sue particolarità, ma il bello è conoscerle ed accettarle. Se fossimo tutti uguali, sai che noia! E ora, non credi sia il caso di mostrarci il tuo vero aspetto?

Dal cespuglio uscì prima un becco, poi un’ala ed infine un bellissimo cigno.

Con il collo a fisarmonica… un Musicigno!

Questa è la mia condanna” disse il Musicigno “il mio collo dondola e ad ogni movimento suona e tutti mi prendono in giro“.

E così dicendo mostrò loro il lungo collo che contraendosi e allungandosi emetteva strani suoni, come di armonica, intensi e a tratti malinconici.

Gli animali del bosco rimasero un po’ perplessi: “Non capiamo proprio perché ti vergogni così tanto. Hai un collo bellissimo e in più puoi creare musica! Qui nel bosco saremmo felici di averti come amico!

Il Musicigno non riusciva a crederci: “Ma allora… ho sbagliato tutto! Anche io posso avere degli amici… e lo posso fare alla luce del sole!!

E così dicendo lanciò il grande sole nel cielo che ritrovatosi nel suo Spazio tornò a brillare più forte e più allegro di prima; illuminò il bosco e i nostri amici che, presi dall’euforia, iniziarono a cantare e ballare con il nuovo amico musicista… solo uno si svegliò in quel momento, a causa di tutto quel frastuono: Barcollo, che da quando era sceso il buio, aveva finalmente scoperto il letargo.

Che cos’è successo? Cosa mi sono perso?” chiese vedendo tutta quella confusione.

Caro Barcollo, nulla che non sapessi già” gli rispose il saggio gufo “per essere come gli altri c’è sempre tempo. Ma è solo quello passato ad essere come siamo davvero che conta“.

E insieme tornarono ai canti, alle risa e alla gioia di una vita libera.

 

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