avatar

marialberti

Graphic designer – libero professionista.

Il quadro

Concorso Letterario Nazionale «diversamente UGUALI» • 2ª edizione

CATEGORIA RAGAZZI • SEZIONE POESIA

di Ruben Armando Manzoli • 2ª Liceo Classico sez. A, IIS Ovidio, Sulmona (AQ)

La vita è diversa
Ma l’animo no,
l’anima è eterna
ma può morire anch’essa:
perché si è diversi.

La vita è colorata,
di rosso e di nero
di verde e di giallo,
ma alla fine con questi
colori, si forma
un quadro:
la vita.

PREMIATI – «diversamente UGUALI» 2ª edizione

La Giuria Tecnica della 2ª ed. del Concorso Letterario Nazionale «diversamente UGUALI», nel corso dell’evento del 6 maggio 2017, ha premiato i primi 3 classificati per ogni sezione e assegnato alcune menzioni speciali. Ha inoltre selezionato alcune altre opere che saranno pubblicate sull’Antologia Annuale, unitamente a quelle premiate.

Categoria: BAMBINI
Categoria: RAGAZZI
Categoria: ADULTI

GIURIA TECNICA

La Giuria Tecnica che valuterà le opere della 1ª Edizione del Concorso Letterario Nazionale «scrittura creAttiva» è formata da:
  • Tiziano Jannacci: produttore discografico, autore di testi, musicista, conduttore della trasmissione “La voce del gatto” di Radio Janacci Web.
  • Maria Alberti: ideatrice e fondatrice de IL CIELO CAPOVOLTO, coordina i progetti e le attività del Gruppo, webmaster. Graphic designer, editor. SITO UFFICIALE
  • Stefano Carnicelli: per IL CIELO CAPOVOLTO cura la Rubrica di Recensioni Letterarie, interviste autori, presentazioni editoriali, eventi sul territorio. Scrittore, ha pubblicato due romanzi. Cura rubriche di libri su alcune emittenti locali e collabora con alcuni quotidiani abruzzesi. SITO UFFICIALE
  • Fiorentino Izzo: per IL CIELO CAPOVOLTO è co-responsabile del progetto “Storie di Quartiere” e cura la Rubrica di Recensioni Musicali. Maresciallo maggiore aiutante (esperto aspetti legali), membro del direttivo A.S.L.E.M. (Associazione Sanmarinese per la lotta contro le Lucemie e Emopatie Maligne) – BIOGRAFIA

Per la valutazione si prendono in considerazione gli aspetti linguistici (lessico, morfologia, sintassi, punteggiatura, fonologia); l’originalità e creatività artistica; la capacità comunicativa. Sarà, inoltre, privilegiato il messaggio morale e umano

.

GIURIA TECNICA

La Giuria Tecnica che valuterà le opere della 2ª Edizione del Concorso Letterario Nazionale «diversamente UGUALI» è formata da:

  • Paola Farinetti: fondatrice di “Produzioni Fuorivia”, società produzioni musicali e teatrali in Italia e all’estero. Assessore alla Cultura e Turismo del Comune di Alba (CN). SITO UFFICIALE
  • Maria Alberti: ideatrice e fondatrice de IL CIELO CAPOVOLTO, coordina i progetti e le attività del Gruppo, webmaster. Graphic designer, editor. SITO UFFICIALE
  • Stefano Carnicelli: per IL CIELO CAPOVOLTO cura la Rubrica di Recensioni Letterarie, interviste autori, presentazioni editoriali, eventi sul territorio. Scrittore, ha pubblicato due romanzi. Cura rubriche di libri su alcune emittenti locali e collabora con alcuni quotidiani abruzzesi. SITO UFFICIALE
  • Fiorentino Izzo: per IL CIELO CAPOVOLTO è co-responsabile del progetto “Storie di Quartiere” e cura la Rubrica di Recensioni Musicali. Maresciallo maggiore aiutante (esperto aspetti legali), membro del direttivo A.S.L.E.M. (Associazione Sanmarinese per la lotta contro le Lucemie e Emopatie Maligne) – BIOGRAFIA

Per la valutazione si prendono in considerazione gli aspetti linguistici (lessico, morfologia, sintassi, punteggiatura, fonologia); l’originalità e creatività artistica; la capacità comunicativa. Sarà privilegiato, inoltre il messaggio morale e umano.

diversamente UGUALI – 2ª edizione

Il Gruppo Artistico Culturale Indipendente IL CIELO CAPOVOLTO,
con il patrocinio della Città Metropolitana, Comune e Circoscrizione 3 di Torino
nella stagione 2016/2017 organizza la 2ª edizione del

Concorso Letterario Nazionale

DV quadrato

ARTICOLI GENERALI BANDO CONCORSO

  1. Il Concorso Letterario diversamente UGUALI, parte integrante dell’omonima INIZIATIVA, vuole essere un contributo alla lotta contro ogni forma di discriminazione nonché difesa delle caratteristiche che rendono unico ogni essere umano e costituiscono il patrimonio unico dell’umanità a beneficio delle generazioni presenti e future
  2. È a cadenza annuale. La prima edizione è stata nella stagione culturale 2015/2016 → VAI
  3. È esteso ad utenti di entrambi i sessi residenti su tutto il territorio nazionale italiano
  4. Si partecipa unicamente con opere inedite: l’obiettivo è sperimentarsi con la scrittura creativa, non riciclare un testo dimenticato nel cassetto che può tornare utile per l’occasione
  5. Gli AUTORI fino ai 18 anni saranno inseriti nella CATEGORIA RAGAZZI • gli over 18 anni nella CATEGORIA ADULTI.
  6. Da quest’anno il Concorso prevede due sezioni: sez. BREVE RACCONTO/FAVOLA • sez. POESIA 
  7. È aperto anche a GRUPPI CLASSE [vedi SCUOLE…]
  8. Ogni utente può partecipare con una o più opere indifferentemente ad una sola o entrambe le sezioni
  9. È richiesta una quota come parziale rimborso spese di segreteria, stabilità in € 5,00 per ogni opera inviata che potrà essere versata con le seguenti modalità:
    • su PostPay intestata a Alberti Maria Adelina: n° 4023 6009 2099 2445 • cod. fiscale LBRMDL63M53L219Z
    • tramite l’applicazione JiffyPay: contatto telefonico 333 9283127
    • bonifico bancario c/c IBAN IT85A0306909210100000064686, intestato a Alberti Maria
    • in contanti c/o la ns sede in via Fidia 26 a Torino
  10. Tutte le opere dovranno pervenire entro il 31 marzo 2017 a REDAZIONE IL CIELO CAPOVOLTO • via Fidia 26, Torino • redazione@ilcielocapovolto.info (si può inviare anche per email) in unico plico, contenente:
    • breve biografia dell’AUTORE con allegata fotografia e titolo della/e opera/e inviata/e
    • opera/e dattiloscritta/e recante un titolo (per ogni opera) – i fogli su cui sono scritte le opere non dovranno riportare il nome dell’autore, per non influenzare il giudizio della Giuria
    • ricevuta pagamento quota
  11. Le opere saranno valutate da Giuria Tecnica di Qualità [vedi] che selezionerà le tre opere più meritevoli per ogni sezione. Per garantire una maggiore trasparenza e imparzialità, le opere saranno sottoposte alla Giuria Tecnica in forma anonima. Per ogni opera partecipante sarà elaborata una Nota Critico-Formativa che sarà consegnata all’autore nel corso della premiazione. Il giudizio è insindacabile
  12. La valutazione si baserà sulla propria sensibilità artistica, in qualità del valore del contenuto e della forma espositiva [vedi Criteri Valutativi]
  13. Il 6 maggio, nei locali di via Millio 20 (sala A), si terrà l’EVENTO PREMIAZIONE in cui saranno comunicati gli esiti della votazione e saranno premiati gli AUTORI delle 3 opere più meritevoli per ogni sezione. Si richiede la partecipazione di tutti i candidati in quanto è innanzitutto una giornata di festa e condivisione collettiva. Sarà rilasciato ATTESTATO di PARTECIPAZIONE a tutti gli AUTORI che hanno partecipato [vedi Premiazione e Promozione]
  14. Non vengono assegnati premi in denaro o di valore oneroso: i nostri premi vogliono essere unicamente un riconoscimento della qualità dell’opera. La partecipazione al Concorso non è un’occasione di guadagno economico; bensì un’opportunità d’arricchimento culturale, confronto con se stessi e con gli altri.
  15. Il tema “diversamente UGUALI” potrà anche essere interpretato da ogni altra forma artistica: pittura, fotografia, musica/canzone, teatro, danza. Le opere potranno essere sia degli AUTORI in gara che di qualsiasi altro autore. Alla gara partecipano unicamente le opere scritte ma nel corso dell’EVENTO PREMIAZIONE saranno esposte TUTTE le pitture e fotografie, e saranno eseguite le performance artistiche degli altri artisti: cantanti/musicisti, attori e ballerini. Gli artisti dovranno inviare alla redazione, entro il 31 marzo 2017, con quali opere intendono partecipare e breve scheda tecnica
  16. Le opere selezionate entreranno a far parte dell’Antologia Annuale del CIELO CAPOVOLTO che sarà posta in vendita
  17. La Redazione s’impegna a promuovere l’iniziativa, tutte le opere partecipanti e gli autori, su vari siti di settore e con iniziative locali sul territorio locale: per ogni autore premiato sarà creata SCHEDA BIOGRAFICA sul nostro portale che resterà pubblicata a tempo indeterminato
  18. Con la partecipazione l’utente rilascia il proprio consenso alla pubblicazione e diffusione della propria opera per qualsiasi iniziativa organizzata dalla Redazione del Gruppo IL CIELO CAPOVOLTO, nonché di eventuali riprese fotografiche nel corso della premiazione, senza alcun riconoscimento economico né presente né futuro
  19. La proprietà artistica dell’opera rimane dell’autore
  20. Ogni altra informazione riguardante il Concorso e l’evento premiazione sarà comunicata dalla Redazione a tutti i partecipanti, nonché pubblicata sul portale web del Gruppo (http://ilcielocapovolto.info)
  21. L’inosservanza delle sopraelencate regole (anche una sola), comporta lo scarto del proprio elaborato e l’esclusione dal Concorso

SEZIONE BREVE RACCONTO/FAVOLA

  • Gli elaborati devono essere scritti in lingua italiana, avere forma letteraria di breve racconto e/o favola, presentati dattiloscritti (lunghezza massima: 10 cartelle di ca 2000 caratteri/cad. – valore indicativo), avere un proprio titolo identificativo scelto dall’autore
  • I fogli su cui è scritto il breve racconto/favola NON DEVONO recare nome e cognome (o altri dati) dell’autore. L’opera DEVE essere contraddistinta da un TITOLO scelto dall’autore.
  • Unitamente all’opera dovrà essere inviata breve biografia dell’autore (su foglio a parte dall’opera), titolo della/delle opera/e inviate, fotografia
  • Fare riferimento a tutti i precedenti articoli generali del bando

SEZIONE POESIA

  • Gli elaborati devono essere scritti in lingua italiana in versi, presentati dattiloscritti (lunghezza massima: 50 versi – valore indicativo), avere un proprio titolo identificativo scelto dall’autore
  • I fogli su cui è scritta la poesia NON DEVONO recare nome e cognome (o altri dati) dell’autore. L’opera DEVE essere contraddistinta da un TITOLO scelto dall’autore.
  • Unitamente all’opera dovrà essere inviata breve biografia dell’autore (su foglio a parte dall’opera), titolo della/delle opera/e inviate, fotografia
  • Fare riferimento a tutti i precedenti articoli generali del bando

PER LE SCUOLE SECONDARIE di 1° e 2° GRADO

Possono partecipare anche i Gruppi Classe:

  • SCUOLE SECONDARIE di 1° e 2° GRADO: i Gruppi Classe possono partecipare con uno o più scritti, ad una o entrambe le sezioni. Fino a 18 anni saranno inseriti nella categoria RAGAZZI, oltre nella categoria ADULTI. Per la partecipazione dovranno inviare i loro elaborati per posta ordinaria a: Redazione IL CIELO CAPOVOLTO – via Fidia 26, 10141 Torino – o per email a: redazione@ilcielocapovolto.info. Unitamente dovranno inviare una breve scheda biografica della Classe con riportato: nome della scuola, classe (eventuali nomi degli allievi), nome dell’insegnante. I Gruppi Classe sono esonerati dal pagamento della Quota di Segreteria. Saranno invitati, insieme ad insegnante e famiglie all’Evento Premiazione.

PER OGNI ULTERIORE INFORMAZIONE: redazione@ilcielocapovolto.info

scrittura creAttiva – 1ª edizione

scrittura creAttiva è alla sua 1ª edizione, nella Stagione Culturale 2016-2017.

ARTICOLI GENERALI BANDO CONCORSO

  1. Il Concorso Letterario Nazionale scrittura creAttiva è organizzato dal Gruppo Artistico Culturale Indipendente IL CIELO CAPOVOLTO
  2. È esteso ad utenti di entrambi i sessi residenti su tutto il territorio nazionale italiano
  3. Si partecipa unicamente con opere inedite: l’obiettivo è sperimentarsi con la scrittura creativa su un tema proposto, non riciclare un testo dimenticato nel cassetto che può tornare utile per l’occasione
  4. Per ogni edizione viene assegnato un titolo: gli elaborati dovranno avere come argomento principale il tema suggerito. Per la 1ª Edizione il titolo è: «Il sole è nuovo ogni giorno», ricollegandosi all’iniziativa omonima organizzata dal Gruppo, in aiuto alle popolazioni colpite dal sisma – vai
  5. Gli AUTORI fino ai 18 anni saranno inseriti nella CATEGORIA RAGAZZI • gli over 18 anni nella CATEGORIA ADULTI
  6. È suddiviso in due sezioni: sez. BREVE RACCONTO • sez. POESIA
  7. Ogni utente può partecipare con una o più opere indifferentemente ad una sola o entrambe le sezioni
  8. È richiesta una quota come parziale rimborso spese di segreteria, stabilità in € 5,00 per ogni opera inviata che potrà essere versata con le seguenti modalità:
    • su PostPay intestata a Alberti Maria Adelina: n° 4023 6009 2099 2445 • cod. fiscale LBRMDL63M53L219Z
    • tramite l’applicazione JiffyPay: contatto telefonico 333 9283127
    • bonifico bancario c/c IBAN IT85A0306909210100000064686, intestato a Alberti Maria
    • in contanti c/o la ns sede in via Fidia 26 a Torino
  9. Tutte le opere dovranno pervenire a REDAZIONE IL CIELO CAPOVOLTO • via Fidia 26, Torino • redazione@ilcielocapovolto.info (si può inviare anche per email) in unico plico, contenente:
    • breve biografia dell’AUTORE con allegata fotografia e titolo della/e opera/e inviata/e
    • opera/e dattiloscritta/e recante un titolo scelto dall’autore (per ogni opera) – i fogli su cui sono scritte le opere non dovranno riportare il nome dell’autore, per non influenzare il giudizio della Giuria
    • ricevuta pagamento quota
  10. La data di scadenza è stata rinviata al prossimo autunno per questioni organizzative (verrà comunicata). Chi vuole può, comunque, già inviare le proprie opere.
  11. Le opere saranno valutate da Giuria Tecnica di Qualità che selezionerà le tre opere più meritevoli per ogni sezione. Per garantire una maggiore trasparenza e imparzialità, le opere saranno sottoposte alla Giuria Tecnica in forma anonima. Per ogni opera partecipante sarà elaborata una nota critica che sarà consegnata all’autore nel corso dell’EVENTO PREMIAZIONE. Il giudizio è insindacabile
  12. La valutazione si baserà sulla propria sensibilità artistica, in qualità del valore del contenuto e della forma espositiva
  13. Sarà organizzato l’EVENTO PREMIAZIONE in cui saranno comunicati gli esiti della votazione e saranno premiati gli AUTORI delle 3 opere più meritevoli per ogni sezione.Si richiede la partecipazione di tutti i candidati in quanto è innanzitutto una giornata di festa e condivisione collettiva. Verrà rilasciato ATTESTATO di PARTECIPAZIONE a tutti gli AUTORI che hanno partecipato
  14. Non vengono assegnati premi in denaro o di valore oneroso: i nostri premi vogliono essere unicamente un riconoscimento della qualità dell’opera. La partecipazione al Concorso non è un’occasione di guadagno economico; bensì un’opportunità d’arricchimento culturale, confronto con se stessi e con gli altri.
  15. La Redazione s’impegna a promuovere l’iniziativa, tutte le opere partecipanti e gli autori, su vari siti di settore e con iniziative locali sul territorio locale: per ogni autore sarà creata SCHEDA BIOGRAFICA sul nostro portale che resterà pubblicata a tempo indeterminato
  16. Con la partecipazione l’utente rilascia il proprio consenso alla pubblicazione e diffusione della propria opera per qualsiasi iniziativa organizzata dalla Redazione del Gruppo IL CIELO CAPOVOLTO, nonché di eventuali riprese fotografiche nel corso della premiazione, senza alcun riconoscimento economico né presente né futuro
  17. La proprietà artistica dell’opera rimane dell’autore
  18. Le date saranno comunicate dalla Redazione a tutti i partecipanti, nonché pubblicata sul portale web del Gruppo (http://ilcielocapovolto.info)
  19. L’inosservanza delle sopraelencate regole (anche una sola), comporta lo scarto del proprio elaborato e l’esclusione dal Concorso

SEZIONE BREVE RACCONTO/FAVOLA

  • Gli elaborati devono essere scritti in lingua italiana, avere forma letteraria di breve racconto e/o favola, presentati dattiloscritti (lunghezza massima: 10 cartelle di ca 2000 caratteri/cad. – valore indicativo), avere un proprio titolo identificativo scelto dall’autore
  • I fogli su cui è scritto il breve racconto/favola NON DEVONO recare nome e cognome (o altri dati) dell’autore. L’opera DEVE essere contraddistinta da un TITOLO scelto dall’autore.
  • Unitamente all’opera dovrà essere inviata breve biografia dell’autore (su foglio a parte dall’opera), titolo della/delle opera/e inviate, fotografia
  • Fare riferimento a tutti i precedenti articoli generali del bando

SEZIONE POESIA

  • Gli elaborati devono essere scritti in lingua italiana in versi, presentati dattiloscritti (lunghezza massima: 50 versi – valore indicativo), avere un proprio titolo identificativo scelto dall’autore
  • I fogli su cui è scritta la poesia NON DEVONO recare nome e cognome (o altri dati) dell’autore. L’opera DEVE essere contraddistinta da un TITOLO scelto dall’autore.
  • Unitamente all’opera dovrà essere inviata breve biografia dell’autore (su foglio a parte dall’opera), titolo della/delle opera/e inviate, fotografia
  • Fare riferimento a tutti i precedenti articoli generali del bando

PER LE SCUOLE SECONDARIE di 1° e 2° GRADO

Possono partecipare anche i Gruppi Classe:

  • SCUOLE SECONDARIE di 1° e 2° GRADO: i Gruppi Classe possono partecipare con uno o più scritti, ad una o entrambe le sezioni. Fino a 18 anni saranno inseriti nella categoria RAGAZZI, oltre nella categoria ADULTI. Per la partecipazione dovranno inviare i loro elaborati per posta ordinaria a: Redazione IL CIELO CAPOVOLTO – via Fidia 26, 10141 Torino – o per email a: redazione@ilcielocapovolto.info. Unitamente dovranno inviare una breve scheda biografica della Classe con riportato: nome della scuola, classe (eventuali nomi degli allievi), nome dell’insegnante. I Gruppi Classe sono esonerati dal pagamento della Quota di Segreteria. Saranno invitati, insieme ad insegnante e famiglie all’Evento Premiazione.

PER OGNI ULTERIORE INFORMAZIONE: redazione@ilcielocapovolto.info

BOOKSELFIES

selfie

Il Selfie, da qualche anno, è una pratica molto diffusa. Dal 2014 il vocabolario Zingarelli ha preso atto dell’ingresso nella lingua italiana del termine «selfie».

A maggio 2015 IL CIELO CAPOVOLTO lancia l’iniziativa «BOOKSELFIES: i selfie culturali», utilizzando uno degli strumenti più di moda per avvicinare il pubblico al mondo dei libri. Vengono allestiti dei veri set fotografici, ospiti dello spettacolo CaleidoScoppio, in cui i presenti sono invitati a farsi fotografare con un libro in mano. Per l’occasione IL CIELO CAPOVOLTO offre l’acquisto di oltre 50 titoli con il 10% di sconto, dando spazio e visibilità anche agli Autori emergenti che presenziano. Il fotografo Dario Benedetto offre ad ogni presente un ritratto gratuito professionale.

Oggi, per la Stagione Culturale 2016-2017, l’iniziativa BOOKSELFIES ritorna. Ed ora sono i Soci del Gruppo ad essere sfidati nel 1° Concorso Nazionale Selfie Culturali.

Di cosa si tratta?

BANDO

  1. La 1ª edizione del Concorso Nazionale BookSelfies, organizzata dal Gruppo Artistico Culturale Indipendente IL CIELO CAPOVOLTO, è aperta ad utenti di ogni età ed entrambi i sessi, residenti su tutto il territorio nazionale italiano
  2. Si partecipa con fotografie autoscatto, tipo selfie, in tema con un libro. Potrà trattarsi di autoscatto con il libro preferito in mano; in una libreria; ricostruendo l’ambiente descritto in un romanzo o interpretandone un soggetto; il proprio selfie impaginato nella copertina di un libro o ancora un autoscatto spiritoso in mezzo ai libri… Spazio alla vostra fantasia: l’unico limite imposto è che il tema predominante del selfie comprenda i libri
  3. Ogni utente potrà inviare una o più fotografie, fino ad un massimo di 5 (cinque)
  4. È richiesta una quota come parziale rimborso spese di segreteria, stabilità in € 5,00 per ogni partecipante (indifferentemente dal numero di fotografie inviate) che potrà essere versata con le seguenti modalità:
    • su PostPay intestata a Alberti Maria: n° 4023 6009 2099 2445
    • su PayPal, cliccando sull’immagine del Salvadanaio nella barra a sinistra
    • bonifico bancario c/c IBAN IT85A0306909210100000064686, intestato a Alberti Maria
    • in contanti c/o la ns sede in via Fidia 26 a Torino
  5. Tutte le opere dovranno pervenire entro il 28 febbraio 2017 a
    REDAZIONE IL CIELO CAPOVOLTO • via Fidia 26, Torino
    in unico plico, contenente:

    • breve biografia dell’AUTORE con allegata fotografia e riportato il codice univoco di iscrizione al Gruppo (stampato sulla tessera)
    • la/le fotografia/e stampate su carta fotografica in formato cm 20×30, contrassegnate sul retro dal nome dell’Autore e da un titolo assegnato
    • ricevuta pagamento quota
  6. Le fotografie saranno valutate da una Giuria Tecnica di Qualità che selezionerà le tre opere più meritevoli. La valutazione si baserà sulla propria sensibilità artistica, tenendo conto dell’originalità della ripresa e della pertinenza col tema dei libri. Il giudizio della Giuria è insindacabile.
  7. Nella prossima primavera sarà organizzato l’EVENTO PREMIAZIONE in cui saranno comunicati gli esiti della votazione e saranno premiati gli AUTORI delle 3 fotografie più meritevoli. La partecipazione all’evento è richiesta a TUTTI i partecipanti: verranno esposte TUTTE le fotografie e sarà rilasciato ATTESTATO di PARTECIPAZIONE a tutti gli AUTORI che hanno partecipato
  8. La Redazione s’impegna a promuovere l’iniziativa, tutte le opere partecipanti e gli autori, sul portale del Gruppo e sui propri canali social network: per ogni autore sarà creata SCHEDA BIOGRAFICA sul nostro portale che resterà pubblicata a tempo indeterminato
  9. Con la partecipazione l’utente rilascia il proprio consenso alla pubblicazione e diffusione della propria opera per qualsiasi iniziativa organizzata dalla Redazione del Gruppo IL CIELO CAPOVOLTO, nonché di eventuali riprese fotografiche nel corso della premiazione, senza alcun riconoscimento economico né presente né futuro
  10. La proprietà artistica dell’opera rimane dell’autore
  11. La data dell’EVENTO PREMIAZIONE sarà comunicata dalla Redazione a tutti i partecipanti, nonché pubblicata sul portale web del Gruppo (http://ilcielocapovolto.info)
  12. L’inosservanza delle sopraelencate regole (anche una sola), comporta l’esclusione dal Concorso.

OPERE diversamente UGUALI – 1ª edizione

Qui sotto gli autori e racconti premiati alla 1ª edizione del Concorso Letterario Nazionale «diversamente UGUALI». Seleziona ogni autore per vedere l’anteprima del racconto. Clicca su “continua” per andare al racconto completo.

 

Thato e Mirco

di Antonio Di Lorenzi

Thato guardava con ammirazione e straordinaria gioia il suo pupazzo fatto di stoffa recuperata qua e là, con in testa dei ciuffi di paglia al posto dei capelli. Si trattava di un vecchio regalo che sua madre Nadra gli aveva fatto qualche tempo prima e che adesso teneva sollevato con entrambe le mani.
Thato stava aspettando con impazienza una “strana nave” che lo avrebbe condotto, assieme ad un’altra cinquantina di persone, verso un paesino lontano che si chiamava “Viadaqui”, almeno così gli aveva detto sua madre qualche giorno prima, quando con le lacrime agli occhi aveva risposto ad una sua precisa domanda:

– Mamma, dove andiamo?
– Via da qui.
– E dove si trova Viadaqui?
– Lascia perdere Thato…

Proprio in quel preciso momento, a 7625 chilometri più a nord della gioia di Thato e del suo pupazzo con i capelli di paglia, Mirco, della sua stessa età, si stava preparando per andare a scuola. Tenendo l’I-Pad acceso nella mano sinistra, con la destra buttava distrattamente alcuni quaderni nello zaino strapieno. Mirco era un bimbo di nove anni che abitava a Trapani, una piccola città sulla costa occidentale siciliana. Un po’ paffutello Mirco, forse a causa dell’esagerata passione per le “merendine” farcite di marmellata o all’occorrenza con cioccolato che spesso mangiava di nascosto. E come se non bastasse, ad aggravare questo principio di pinguedine, contribuivano anche le frequenti incursioni (gentilmente accompagnato dai genitori) fatte al Mc Donald di Contrada Conzo Fontanelle. Uno stormo di lentiggini faceva da contorno ai suoi occhialini azzurri, usati per contrastare quella leggera miopia che lo accompagnava da quando era nato. Anche Thato era nato nel 2005 ma a differenza di Mirco era venuto alla luce a Nyala, città del Darfur meridionale in Sudan e anche se lui per sua fortuna non lo sapeva, rappresentava il frutto vivente di uno dei tanti stupri compiuti dagli Jihadisti durante il 2005, nei confronti delle donne di quella piccola città. Nyala si trovava inghiottita nella sabbia del deserto del Sahara, fra misere capanne, tende di emergenza, asini che ragliavano sotto il peso disumano di fascine di legno e qualche cammello aristocratico che guardava sempre tutti con diffidenza. L’etimologia del nome Nyala poi, faceva trasparire un significato un po’ fuori dal contesto delle cose vissute:

“Nyala, terra o teatro di pettegolezzi”.

Ma se per pettegolezzi si intendevano gli oltre 500 stupri avvenuti nel 2005, si faceva un po’ fatica a comprendere il senso del “pettegolezzo”.
Mirco invece, a 7625 chilometri di distanza, non riusciva a capacitarsi di come il suo IPhone 6 regalatogli dal papà, poteva avere già esaurito la carica della batteria. Un grosso e profondo sospiro di infelicità gli partì da dentro:

– Pazienza, mormorava – fra sé e se, – vorrà dire che questa mattina non potrò portarlo a scuola e lo lascerò “in carica” fino al mio ritorno.

A Trapani quella mattina, gli abitanti potevano disporre di un bellissimo sole che oltre a riscaldare un po’ tutti, illuminava il mare in modo strano, trasformandolo in una affascinante pozza di luce giallo intenso. A Nyala, Nadra, come molte altre persone, decise che non poteva più vivere: dopo gli stupri di massa infatti, arrivarono i cosiddetti “Janjawid”, ovvero i “demoni a cavallo”, miliziani arabi spietati, che appoggiati non ufficialmente dal governo giocavano indisturbati a sterminare la popolazione. Un genocidio in piena regola e per di più anche autorizzato.
Furono proprio questi eventi che convinsero Nadra a tentare di portare via Thato, assieme alla sua gioia immensa e al suo inseparabile pupazzo di stoffa e paglia: via da quel posto.

– Via da qui, con il corpo, via da qui con la mente e via da qui con il cuore, lontano per sempre da queste brutture…

…si ripeteva fra sé, mentre raccoglieva le poche cose da portare via: Nadra non possedeva più niente, tutti i suoi miseri averi li aveva spesi per quel viaggio che non aveva nemmeno una destinazione precisa, un viaggio fatto di poche speranze e tante paure. Nadra possedeva soltanto Thato e due borsoni di plastica. Quel giorno li aspettava il loro primo grande spostamento, da Nyala a Port Sudan, ovvero dall’interno sabbioso del Darfur, fino alla costa del Sudan.
Una serie di peripezie lunghe ben 1905 chilometri, dove al termine delle quali Thato e Nadra, prima a bordo di un carretto, poi per lunghi tratti a piedi ed infine con una specie di autobus malandato, riuscirono ad arrivare al porto. Tre giorni dopo infatti, ad insaputa di tutti, il pupazzo di stoffa con i capelli di paglia di Thato si trovava a 5720 chilometri dagli occhialini azzurri di Mirco.
E proprio questi occhialini azzurri stavano fissando la lavagna dove la maestra aveva appena scritto con il gesso il problema di matematica da risolvere. Mirco pensava con rassegnazione che se avesse potuto usare il suo bel IPhone 6 non ci sarebbero stati particolari problemi a risolverlo, ma la cosa non era assolutamente permessa e proprio in quel preciso momento, una piccola tristezza di bambino, senza una forma precisa, si posò sopra al suo banco e non lo abbandonò per tutta la durata della lezione. Thato, a 5720 chilometri di distanza da quella piccola tristezza se ne stava seduto su una cassetta di legno a Port Sudan in compagnia del suo pupazzo con i capelli di paglia. Thato aveva due bellissimi occhi verdi, grandi labbra carnose ed in testa tante treccioline nere come la sua pelle da africano, cosparsa da piccole cicatrici di sconosciuta provenienza. Era sempre contento Thato, sembrava quasi ignorare di proposito tutte le tragedie che lo circondavano e che spesso addirittura arrivavano a sfiorarlo. Si guardava intorno stupito e felice di fronte ad una vera e propria meraviglia: il Mar Rosso. In realtà, di Rosso c’era solo il nome, perché quella grande massa di acqua che ondeggiava a pochi metri da lui, sfoggiava un bel colore azzurro intenso ed era un mare che non aveva mai visto fino ad allora.
Era decisamente un mare molto diverso dal solito “mare di sabbia” che spesso si agitava davanti alla sua capanna di paglia. Di fronte a lui in lontananza, stavano in bella mostra le coste della Mecca dell’Arabia Saudita, mentre più vicino c’erano le case che costeggiavano il porto, ordinate, circondate da alberi e da giardini ben tenuti, spiagge incontaminate e belle: belle per fare vacanza con il “Club Mediterranee” e non di certo per scappare da casa. Ma nonostante tutto, per Thato erano comunque cose meravigliose da vedere, cose che provocavano felicità.
Quella sera Mirco, seduto nella sua cameretta, si spicciò a fare i compiti che gli aveva assegnato la maestra perché doveva assolutamente giocare a Fifa 2015 con la sua Play Station. Perse tre partire, una in fila all’altra e spense con rabbia la console decidendo di accendere la TV. A 5720 chilometri dalla TV di Mirco, lo scassatissimo pullman con a bordo una cinquantina di profughi sudanesi, compresa Nadra e suo figlio Thato, si stava muovendo dal piazzale di Port Sudan provocando una bella nuvola di fumo grigiastro. Stava scendendo la sera ed avrebbero dovuto percorrere ben 2760 chilometri per raggiungere Port Said, la loro tappa successiva. Thato se ne stava seduto sul fondo della corriera vicino a sua madre e con gli occhi spalancati guardava le luci di Port Sudan che si allontanavano sempre di più, fino a sparire nel suo sonno profondo di bambino felice. Il mattino successivo Mirco si svegliò di buon’ora: era domenica e nel pomeriggio sarebbe andato con suo padre a vedere la partita di calcio del Trapani che militava nel campionato di serie B. La sciarpa amaranto della sua squadra del cuore era appesa al muro della sua camera come un trofeo di caccia e di li a poche ore se la sarebbe avvolta al collo prima di uscire con papà. Thato aprì improvvisamente gli occhi, per via di un sobbalzo della corriera: dal finestrino gli apparivano le prime case di un paesino sconosciuto. Una donna stava stendendo i panni, due cani si rincorrevano in un cortile. Stavano costeggiando, senza saperlo, il canale di Suez per approdare in Egitto. Attraverso il finestrino tutto sporco stava scorrendo lentamente un altro paesaggio anonimo, ancora uno scenario diverso da tutti gli altri, ancora un giorno di viaggio prima di arrivare a Port Said, in Egitto.
Dalla tribuna dello stadio Polisportivo Provinciale l’avversario del Trapani sembrava quasi il Real Madrid. Mirco non riusciva a capire come la sua squadra potesse subire così a lungo il gioco del Pescara. Questa volta, la piccola tristezza penetrò subdolamente, quasi strisciando, per andare a sistemarsi proprio nella sua sciarpa amaranto. 4 a 2 per il Pescara. Sembrava incredibile ma Mirco non riusciva mai a trovare il tempo di un sorriso, circondato com’era da quelle sue piccole tristezze che lo prendevano d’assalto e si insinuavano in qualunque cosa facesse. Eppure aveva soltanto nove anni, esattamente come Thato. Oddio, forse qualche chilo in più rendeva il suo aspetto fisico un po’ diverso, forse la sua pelle più chiara e lentigginosa lo faceva sembrare un po’ lontano dalle caratteristiche di quel bimbo che in questo momento si trovava a 4000 chilometri da lui ma… era pur sempre un bambino.
Nuovo giorno, nuova città: finalmente lo sgangherato pullman approdò in qualche modo a Port Said. Thato appoggiò il nasino al vetro del finestrino quasi come per annusare la nuova realtà che gli si proponeva davanti. Il finestrino del pullman era ormai a 2960 Km dalla sciarpa amaranto di Mirco. Ecco Port Said, caotica di battelli e strane imbarcazioni che percorrevano disordinatamente il mare che lambiva la costa. Palme che si affacciavano sul porto, grandi palazzi di colori sgargianti che si accalcavano nelle prime vie della città. Davanti a lui un film a colori in prima visione assoluta. Per Thato quindi, a 2960 chilometri di distanza da IPad, sciarpe amaranto ed occhialini azzurri ogni scusa era quella buona per essere felice. Adesso lui, sua madre ed un’altra cinquantina di persone disperate, erano state ammassate in una piccola area di Port Said, delimitata da implacabili transenne. Sarebbero rimasti lì, al sole e forse senza acqua fino a sera, quando sarebbe arrivata l’ennesima corriera che, con un po’ di fortuna li avrebbe condotti a Sirte, in Libia. Bastava così poco a questa giovane esistenza, nata da un atto di violenza, per prendere il volo: la vista di un battello in lontananza, il cielo azzurro percorso da striature bianche, il verso dei gabbiani, il sorriso di sua madre e la compagnia del suo inseparabile pupazzo con i capelli di paglia. Faceva molto caldo in quella specie di cortile puzzolente dove erano stati relegati in gran segreto, ma lui sembrava essere quasi un estraneo in mezzo a quella gente stanca e disperata, gente che stava scappando da casa senza una precisa garanzia di vita. Mirco quella sera, dopo la débâcle del suo Trapani, si mise davanti alla TV con il preciso intento di distrarsi, ma dopo pochi minuti spense tutto e si sintonizzò sul pensiero di Nicole tenendo in mano il telecomando. Su questa stazione immaginaria stavano trasmettendo il viso di Nicole in primo piano, una splendida bimba che era in classe con lui e che stava seduta al primo banco. Quante volte aveva tentato di attirare inutilmente la sua attenzione, quante volte aveva cercato di diventare suo amico: il nuovo IPhone 6 che sfoggiava non appena gli era possibile, qualche merendina messa bene in vista sul banco nella speranza di potergliela offrire oppure… oppure un semplice sorriso che ogni tanto lui le offriva, sorriso che ogni volta andava puntualmente ad infrangersi nel vetro della finestra appena dietro di lei. Ed ecco che come al solito, un’altra piccola tristezza si insinuò pigramente fra i tasti del suo telecomando.
A 2960 chilometri dal telecomando, il pupazzo dai capelli di paglia di Thato si agitava davanti a lui: un signore, tutto sudato in viso, anche lui in fuga da Nyala, lo stava muovendo come una marionetta nel tentativo di far divertire Thato e per ingannare l’attesa della corriera per Sirte. Era davvero simpatico quel signore e Thato se la rideva alla grande voltandosi ogni tanto verso sua madre che anche lei, per alcuni minuti, sembrò scordare tutte le disgrazie. Nel frattempo a Port Said scese la sera: Nadra tirò fuori dalla sua borsa delle misere provviste per Thato e si sentì in dovere di offrirne anche a quel simpatico signore che stava facendo divertire suo figlio.
Nella sua stanza a Trapani, Mirco spense la luce nel tentativo di dormire e contemporaneamente a quasi 3000 km di distanza, sbucò dal buio la cigolante e tanto attesa corriera. A vederla, più che una corriera, sembrava uno di quei torpedoni del dopo guerra italiano destinato a condurre i profughi nelle più disparate città d’Italia. Era tutto uno sbuffo ed uno sferragliare: i profughi sudanesi si interrogarono con lo sguardo, quasi a chiedersi istintivamente come avrebbe fatto, quell’ammasso di lamiere arrugginite, a portarli fino a Sirte in Libia, un viaggio di ben oltre 1500 chilometri. Mirco adesso dormiva nel buio della sua stanza, sognando una improbabile Nicole che gli sorrideva amorevolmente. Lui aveva la netta consapevolezza di stare sognando e proprio per la bellezza del sogno stesso, non aveva la minima intenzione di svegliarsi, per non dover interrompere quella meraviglia di sorriso, il sorriso di Nicole rivolto solo a lui. Ma tant’è, una piccola tristezza si insinuò come una biscia dentro al sogno per ricordargli che quello visto da lui in quel momento era soltanto il frutto della sua fantasia. Si svegliò di colpo e scese a bere un goccio di acqua in cucina, si guardò intorno, Nicole non c’era: sbadigliò fino alle lacrime e se ne tornò a letto. Seduto accanto a Nadra, Thato vedeva scorrere dai vetri sporchi della corriera delle piccole case illuminate in lontananza, sparse disordinatamente nel buio. Gli occhi gli si chiusero lentamente, il sonno stava arrivando ed in pochi minuti entrò anche lui in un sogno, un sogno lontano 2960 chilometri da quello di Mirco. Eppure aveva nove anni, esattamente come Mirco: oddio, forse quelle treccioline sulla testa rendevano il suo aspetto fisico un po’ diverso, forse la sua pelle più scura sulla quale erano disseminate delle piccole cicatrici lo faceva sembrare un po’ lontano dalle caratteristiche di quel bimbo che in questo momento si trovava a 2960 chilometri da lui ma… era pur sempre un bambino.
Ritornò il giorno, le cose del mondo ripresero a muoversi e vivere con regolarità, come alla scuola elementare di Trapani Leonardo da Vinci in via San Pietro. La maestra, durante la lezione di geografia, chiamò Mirco alla lavagna per fargli elencare le principali montagne italiane. Si sentì distintamente stridere il gessetto nel silenzio dell’aula, mentre lui scriveva in successione:

Monte Bianco, Monte Rosa…

poi, seguì un attimo di esitazione, durante il quale gli venne la tentazione di fare un po’ il buffone, giusto per accattivarsi le simpatie di Nicole: gli venne in mente cioè di scrivere… “Monte Blu”, ma poi gliene mancò il coraggio. La maestra lo osservò con sospetto e mentre lui arrossì come una palla di fuoco, gli disse:

– Mirco, non mi vorrai far credere che conosci solo il nome di due monti…

La classe rise e rise impietosamente anche Nicole dal primo banco, provocando in lui una strana sensazione di disagio. Nella confusione generale, una piccola tristezza invisibile a tutta la classe e per mezzo della mano di Mirco si prese la briga di scrivere…

…Cervino, Monviso, Tonale…

Dai monti innevati della triste e tormentata fantasia di Mirco, passare ai disordini di Sirte era un gioco da ragazzi, bastava solo percorrere con la mente l’inezia di 1460 chilometri.
In quei giorni Sirte era occupata dalle forze armate di un sedicente stato islamico e Nadra, suo malgrado e senza neppure saperlo, era passata dai Janjawid di Nyala agli Jihadisti di Sirte, ovvero dalla padella alla brace: macerie, case sventrate e fuochi accesi, acri odori di materiali bruciati, la Libia a modo suo dava il benvenuto ai 50 profughi sudanesi che vennero lasciati in un posto apparentemente sicuro. Dovevano soltanto attendere un ennesimo autobus che, con un po’ di fortuna li avrebbe condotti fino a Tunisi. Ma nel frattempo c’era da aspettare in mezzo a questo disastro di città. Qui si sparava. Thato rivolse un sorriso a sua madre che questa volta non ricambiò: era troppo impegnata a scovare pericoli imminenti e non poteva assolutamente distrarsi in nessun modo. A Sirte tirava davvero una brutta aria ma Thato nel frattempo aveva individuato un gabbiano semi-nascosto in un anfratto, vicino a delle casse di legno.

– Che stia scappando anche lui da qualcosa o da qualcuno? Forse è ferito?

Questa ipotesi lo preoccupava non poco. Il gabbiano se ne stava fermo in quell’angolo di porto, con quel suo enorme becco giallo sembrava davvero pensieroso. Cosa poteva mai essergli capitato? Thato cercava di attirare in tutti i modi la sua attenzione ma il gabbiano sembrava rivolgere il suo becco altrove, ovvero a poche centinaia di metri da li, dove ogni tanto si sparava in nome di qualche Allah. Poi di colpo, come risvegliatosi improvvisamente da qualcosa, sbatté le ali e si alzò finalmente in volo. La gioia di Thato fu incontenibile: scosse violentemente il suo pupazzo dai capelli di paglia e poi lo strinse forte a se. Il gabbiano grazie a dio stava bene, stava svolazzando proprio sopra a lui e lui, bambino nato da uno stupro ed in fuga da tutto, nemmeno a dirlo era un bimbo felice. A Sirte si sparava. A Sirte si stavano ammazzando.
Lontano 1460 chilometri dal quel gabbiano, gli occhialini azzurri di Mirco fissavano la TV senza troppa convinzione. Era in atto uno zapping poco convinto fra un cartone animato ed un telefilm di fantascienza ma la sua testolina di bambino era decisamente altrove, era esattamente dove iniziava quella sua minuscola, impercettibile e fastidiosa piccola tristezza.
Questa volta il pullman che ospitava i profughi con destinazione Tunisi era davvero scomodo: nè Thato e nè tantomeno sua madre avevano trovato un comodo posto a sedere, dovendo ripiegare nella piccola porzione di pavimento in fondo, proprio davanti alla porta di uscita. Nadra aveva ricavato gli schienali utilizzando i due borsoni di plastica che contenevano i loro vestiti: in queste condizioni avrebbero dovuto percorrere un migliaio di chilometri. Ma Thato sembrava essere perfettamente a suo agio, con quello schienale morbido si sarebbe sicuramente addormentato con una certa facilità. Tutti non vedevano l’ora di abbandonare Sirte alle sue devastazioni ed ai suoi spari. Tutti avevano una maledetta voglia di arrivare da qualche parte, ma di arrivare. Ancora una notte da passare dentro ad un pullman, ancora una notte di speranze. L’uomo che a Port Said aveva fatto giocare Thato con il pupazzo dai capelli di paglia stava seduto a pochi centimetri da lui: appariva stanco, come del resto tutti gli altri componenti della comitiva e di tanto in tanto si passava la mano sul petto, come a massaggiarlo. Thato gli agitava davanti il suo pupazzo nella speranza che quel signore potesse ripetere la performance di due giorni prima, ma il suo sguardo lasciò trasparire un certo disagio, soprattutto una grande stanchezza e non raccolse l’invito. Lui non se la prese più di tanto e ripose il pupazzo nel grande sacco che aveva a fianco. Si mise a pensare fissando tutto ciò che scorreva dal finestrino. Pensava con una certa apprensione a “Viadaquì” sforzandosi di immaginare se gli sarebbe piaciuto come posto e se soprattutto avesse avuto qualche similitudine con la sua Nyala. Questo paragone lo divertiva: un paese con un nome così buffo non poteva certo essere all’altezza di Nyala. E puntualmente, dopo parecchi chilometri, ancora una volta la notte si appiccicò ai finestrini del pullman nascondendo tutto il paesaggio. Thato lasciò scorrere lo sguardo all’interno del pullman e si accorse che i profughi dormivano quasi tutti, sua madre compresa. Un bel sorriso gli illuminò tutto il viso e i suoi occhioni verdi si accesero: sarebbe stato del tutto inutile chiedergli spiegazioni, ma lui si sentiva felice. Uno sbadiglio infinito fin quasi alle lacrime accompagnò il risveglio di Mirco. Su Trapani quella mattina scendeva un’insolita pioggerella sottile che inumidiva in maniera uniforme qualsiasi cosa. In cucina lo attendeva sua madre con la colazione pronta.

– Cerca di non fare tardi questa mattina. Lo scuolabus passa fra dieci minuti.

…gli disse sua madre con tono gentile. Mirco quasi non la ascoltò, pensava a quel sorrisetto impenetrabile di Nicole e a come avrebbe potuto attirare la sua attenzione. Ma quella mattina sembrava tutto così difficile: perfino rimescolare il Nesquik nel latte sembrava un’impresa titanica. Sarà stato per via di quella pioggia sottile, ma ogni azione che compiva, anche la più banale, sembrava condotta con il freno a mano inserito: Nicole con tutta probabilità non lo avrebbe degnato di uno sguardo e proprio in quel preciso momento un’ennesima piccola tristezza si andò a mescolare nel suo latte, confondendosi nei biscotti inzuppati. Thato si svegliò con la faccia schiacciata dal borsone in plastica che sua madre gli aveva messo come cuscino. Dal pavimento sporco del pullman vide soltanto i sandali malandati con relativi piedi sporchi del signore che lo aveva fatto giocare e che ancora dormiva con la bocca aperta lasciando uscire un rantolo quasi ritmico. Si alzò e dai vetri dei finestrini gli si presentò a sua insaputa, Tunisi. Questa città era davvero troppo grande per i suoi occhi verdi e, per tanto che lui riuscisse a spalancarli, non erano in grado di contenerla tutta, abituato com’era ai piccoli villaggi fatti di casette basse circondate da fieno. Alla vista di enormi palazzi, cupole di ogni forma, palme altissime, ed automobili che correvano in ogni direzione, nel suo bel visetto nero, dove erano disegnate una miriade di piccole cicatrici, improvvisamente trovò asilo politico un bel sorriso. Nella piccola scuola di Nyala spesso il suo maestro aveva parlato di grandi città ma lui aveva sempre ascoltato il tutto come una favola a cui credere distrattamente. Ed invece eccola lì, la “città-vera”, quella che si poteva guardare con gli occhi anziché con l’immaginazione. I pensieri di Thato erano in pieno fermento. A soli 247 chilometri da questi pensieri palpitanti come un cuore, nell’aula della quarta “E” in via San Pietro la maestra chiamò alla lavagna proprio Nicole. Mirco sentì come un tuffo al cuore, come se avessero chiamato lui. Nicole, l’ossessione dei pensieri di Mirco: una bella bimba di nove anni con capelli corti e neri, un visetto appuntito e furbo che lasciava trasparire tutta la sua voglia di vivere e di interrogare il mondo a modo suo.

– Nicole, scrivimi tutte le provincie della Sicilia.

… proclamò solennemente la maestra ad alta voce stando appoggiata alla cattedra.
Il gessetto, che nel frattempo aveva già imbiancato la sua manina, cominciò a stridere sulla lavagna e, in bella calligrafia femminile ecco spuntare i nomi di…

Catania, Palermo, Trapani, Siracusa, Agrigento, Messina, Ragusa, Caltanissetta… e…

E…? Nicole sembrò per un attimo un po’ smarrita, volse lo sguardo interrogativo verso la maestra… E…? Mirco tentò inutilmente di attirare su di sé il suo sguardo per poter suggerire la risposta. E… E… Il gessetto cominciò impietosamente ad impastarsi nelle mani sudate di Nicole.
E… E… ed ecco che lei non ricordava più nulla. Ecco che un turbine di confusione si impadronì di lei fino a frastornala completamente. Mirco si agitò dal banco ma lei come sempre, non lo degnò di uno sguardo.

– Mamma, quando si arriva a Viadaquì?

Sussurrò Thato nell’orecchio di sua madre.

– Ti ho già detto che quel nome non esiste e se siamo fortunati, il gommone verrà a prenderci stanotte, ci farà arrivare a Trapani domani mattina.

Trapani… suonava male quel nome nella testolina di Thato. Del resto sua madre avrebbe potuto dire qualunque altro nome che tanto per lui non avrebbe fatto nessuna differenza, perché l’importante era arrivarci. La comitiva di profughi stava rintanata e seminascosta in un anfratto all’estremità del porto di Tunisi, aspettando tutto quello che c’era da aspettare, sopportando tutto quello che c’era da sopportare, con la residua dignità che era a loro rimasta.

– Allora Nicole, quale è quest’ultima provincia della Sicilia?

Incalzò la maestra.
È proprio in quel momento, proprio mentre Nicole sembrava volersi arrendere a questa piccola amnesia scolastica, Mirco vide apparire sulla lavagna una piccola tristezza grande più o meno quanto un asterisco che andò a collocarsi proprio nel punto dove Nicole avrebbe dovuto scrivere “Enna”. Quel punto della lavagna invece, per il resto della classe e soprattutto per la maestra, restò malinconicamente vuoto. Nicole stizzita e con il visetto indurito dalla rabbia gettò il gessetto per terra e se ne tornò al banco piangendo in modo isterico. A 247 chilometri da quella lavagna e da quella piccola tragedia scolastica, Thato stava sorridendo pensando a quanto fosse buffo quel nome… com’era più? Trapani… boh. Ma intanto c’era da trascorrere l’intera giornata in quell’anfratto, sperando poi che con l’oscurità sarebbe arrivato il gommone per il viaggio finale.
Notte di Trapani. Notte in mezzo alle onde del mare.
Mirco si rivoltava fra le coperte senza riuscire a prendere sonno: vedeva ancora il viso di Nicole smarrito nella vana ricerca della provincia di Enna. Thato aveva qualche brivido di freddo e nell’ondeggiare del gommone si teneva costantemente aggrappato al braccio di sua madre: guardando le poche stelle nel cielo ripensava con soddisfazione al gabbiano di Sirte ed al suo grande becco giallo. Che felicità.
Mirco e Thato, a cento chilometri di distanza, a quell’ora della notte erano entrambi svegli ed entrambi bambini.
Passarono alcune ore e la distanza fra quei due bimbi così diversi e così lontani si ridusse ulteriormente a soli 20 chilometri. La navetta della guardia costiera gli stava correndo incontro spruzzando acqua dai lati in perfetta geometria. Dei signori vestiti di arancione con guanti di lattice azzurri li aspettavano sul pontile. Una signora con un pancione enorme stava male e si era lamentata tutta la notte: la fecero salire per prima. Poi fu la volta di un signore anziano che non la smetteva più di tossire. Poi fu la volta di quell’uomo che aveva fatto giocare Thato muovendo il suo pupazzo dai capelli di paglia: non si reggeva più in piedi e lo stavano sostenendo ai lati per farlo salire. Poi ancora una donna con un bimbo piccino che teneva avvolto in una coperta. E finalmente venne il turno di Thato e sua madre. Dopo circa un’ora si trovavano tutti a bordo, infreddoliti stanchi e allo stremo delle forze. Erano a circa venti chilometri dal porto di Trapani, il cui nome faceva morire dal ridere Thato. A 20 chilometri dal gommone abbandonato, Mirco stava salendo lentamente le scale che conducevano alla sua aula, la “quarta E” di Via San Pietro. Si trovava in compagnia di altri due amichetti che, sotto il peso dei loro zainetti, ad alta voce dicevano:

– Miiii, hai visto che figuraccia ha fatto ieri Nicole, nemmeno le provincie della Sicilia sa…
– Quella lì se va avanti così, bocciata finisce…

Ed ecco che una piccola tristezza, puntuale come un orologio svizzero e con la massima discrezione, si mise ad aspettare Mirco proprio davanti alla porta dell’aula. Lui, abituato ormai com’era a queste subdole forme di infelicità, le passò davanti strattonandola con una mano ed entrò con decisione in classe.
Tutti radunati sul molo, un po’ infreddoliti, avvolti da lunghe coperte e stanchi per la notte passata all’aperto: Nadra, la mamma di Thato, era semplicemente sconvolta. Si sentiva sfinita, sporca e anche fuori luogo: che ci faceva lì, in quel posto di cui conosceva a malapena il nome e per giunta con la responsabilità che non accedesse niente di male a suo figlio Thato?
Che ci faceva li, lontana dal suo paese, dal suo modo di parlare, in mezzo a questi uomini con i guanti di lattice azzurri?
A 6 chilometri dal molo e da quelle lunghe coperte, Mirco, con i suoi occhialini azzurri stava scrivendo un tema. Le parole non gli venivano come avrebbe voluto, ma rimanevano per buona parte strozzate nella sua penna ed ogni tanto si limitava ad osservare Nicole, pure lei intenta a scrivere. Mirco, più che un tema avrebbe volentieri scritto una bella letterina a quella bimba dispettosa, pregandola attraverso frasi affascinanti da poeta consumato, di degnarlo almeno di uno sguardo. A tre chilometri da quelle poche righe di tema, Thato si stava lavando per passare la visita medica. La doccia in un primo momento gli aveva messo un po’ di paura ma poi, a mano a mano che l’acqua tiepida riscaldava il suo corpicino infreddolito, provava piacere a stare sotto quel benefico getto di acqua. Che bella invenzione, pensò sorridendo felice. La piccola comitiva di profughi, dopo la doccia ed un pasto frugale, venne fatta salire su un pulmino del Comune di Trapani per essere trasferita al centro di accoglimento “Cara”, che dal 2008 aveva ottenuto la certificazione per l’accoglienza dei migranti e che si trovava nella contrada di Salina Grande, una piccola frazione a sei chilometri da Trapani.
In classe suonò all’improvviso la campanella dell’intervallo. Mirco, senza sapere di essere ad un solo chilometro di distanza da Thato, si portò alla finestra per mangiare la sua merendina al cioccolato e magari per pensare un po’ a Nicole e a tutte quelle piccole tristezze che lo perseguitavano ovunque lui andasse. A 600 metri di distanza dalla merendina di Mirco il pulmino che trasportava Thato e gli altri profughi sudanesi, stava percorrendo il viale alberato della città.
Mirco, addentando selvaggiamente la merendina, fissava il semaforo giù in strada a pochi metri dalla finestra. Il traffico in città a quell’ora era piuttosto scarso. Per forza di abitudine e con un po’ di rassegnazione, Mirco pensò che di lì a poco avrebbe senz’altro visto una nuova piccola tristezza sistemarsi proprio sopra a quel semaforo. A trecento metri da lui, il pullman con Thato a bordo percorreva il grande curvone che lo avrebbe immesso in Via San Pietro. Mirco a 100 metri di distanza dal pulmino e senza tanto entusiasmo guardò il semaforo cambiare di colore:

– Al prossimo rosso arriverà certamente una piccola tristezza, tanto ci sono abituato.

A 50 metri da Mirco il pulmino diretto al centro di accoglienza cominciò a rallentare per via che il semaforo davanti alla scuola era diventato giallo. Pochi metri ed eccolo fermo proprio davanti alla scuola Leonardo da Vinci a soli sedici metri dalla finestra dove era affacciato Mirco.
Lo sguardo di Thato incontrò subito quello di Mirco. Dai 6057 km che separavano questi due bambini con storie completamente diverse, a questo sottile diaframma di sedici metri.
Quei due bimbi di nove anni che non si conoscevano e nemmeno si sarebbero mai conosciuti, in quel preciso momento non erano mai stati così vicini. Dalla parte di qua di quel sottile diaframma c’erano storie di stupri, genocidi, devastazioni sopraffazioni di ogni genere e miseria congenita. Dalla parte opposta a quella sottile barriera c’erano Smartphone di ultima generazione, televisori al plasma, merendine al cioccolato e piccole tristezze infantili. Il primo passo lo fece Mirco, con la classica smorfia che lasciava intendere…

– Beh? Che c’è da guardare?

Thato non volle essere da meno e sfoderò prontamente una boccaccia “Made in Sudan” fatta a regola d’arte. Allora Mirco, un po’ sorpreso da quella reazione, non trovò di meglio che sventolargli in faccia il suo IPhone 6 mettendolo in bella mostra, convinto di avergli sferrato il colpo decisivo. Thato non sapeva nemmeno cosa fosse quel piccolo rettangolo luminoso nelle mani di Mirco ma, solo per il gusto di imitarlo, prese a sventolare con grande orgoglio il suo pupazzo con i capelli di paglia. Proprio in quel preciso momento, nel viso paffuto e lentigginoso di Mirco si disegnò un sorriso tanto spontaneo quanto inatteso. Si, avete capito bene: anziché la solita “piccola tristezza” questa volta ebbe il sopravvento un bel sorriso come non gli riusciva da tempo. Un sorriso che lasciò cadere tutte le barriere che fin lì aveva edificato per sentirsi inutilmente superiore. Anche Thato sorrise, i suoi occhioni verdi brillavano attraverso il vetro del pulmino fino ad oltrepassare il vetro della finestra della scuola. Soltanto 16 metri fra loro, 16 metri separavano la nascita di una possibile amicizia. Il semaforo nel frattempo diventò verde, il pulmino accennò ad una ripartenza ma si bloccò immediatamente perché un’auto stava uscendo in retromarcia dal cancello della scuola. Mirco accennò un timido saluto ed immediatamente Thato fece ciao con la sua manina nera.
A sedici metri di distanza stava nascendo un’amicizia provvisoria, del tutto casuale, nata soltanto da banali ed irripetibili coincidenze. Un’amicizia del tutto instabile, destinata a rimanere tale solo per il tempo della sosta del pulmino, solo per la durata di un semaforo. Gli occhialini azzurri di Mirco ed il pupazzo di stoffa con capelli di paglia di Thato non erano mai stati così vicini e probabilmente non lo sarebbero mai più stati. Li separava soltanto qualche vetro ed un po’ di aria. I pochi secondi di amicizia precaria li trascorsero fissandosi attraverso quelle esili barriere, sfidando i severi indici di rifrazione del vetro e chissà quale altra diavoleria che si stava interponendo fra loro. Del resto, il codice deontologico dell’infanzia non ammetteva queste “diversità apparenti”, diversità che qualcuno aveva creato artificialmente soltanto per il gusto di tenere lontani fra loro i bambini e anche gli adulti. Mirco e Thato in realtà non erano altro che bambini “lontanamente vicini” e “diversamente uguali” che si stavano sfiorando soltanto per una manciata di secondi. Infine, come per mettere fine ad un lungo pensiero, il semaforo ritornò verde: ancora un ultimo saluto, ancora un ultimo sorriso che lentamente si spostava alla velocità del pulmino. Mirco si allontanò velocemente dalla finestra e con il sorriso ancora impresso nel viso, passò davanti a Nicole senza degnarla di uno sguardo.

Ciao Prof, io volo

di Elisabetta Casu

Drinn… drinn…
La campanella suonò e i ragazzi, zaino in spalla, iniziarono un po’ assonnati ad entrare in classe. L’aula era spaziosa posta al piano terra del liceo.
Nico entrò in classe e si sedette in un banco posto accanto ad una delle due grandi finestre dell’aula. Poggiò lo zaino per terra a fianco della sedia, estrasse il suo quadenino, la penna blu e li poggiò ben ordinati sul banco. Era la prima ora di lezione, e mentre in sottofondo sentiva la voce della prof di filosofia che faceva l’appello, buttò lo sguardo fuori dalla finestra. La giornata era piovosa e il cielo appariva ancora carico di nubi. Il ragazzo abbassò lo sguardo verso l’angolo della strada parallela al liceo, diede un’occhiata al suo orologio: erano le 8 e 45, quindi ributtò con curiosità e attesa lo sguardo verso la strada.
«Eccolo che arriva», pensò fra se.
Dall’angolo della strada sbucò infatti la figura di un ragazzo, avrà avuto all’incirca l’età di Nico, un po’ smunto, jeans neri aderenti e maglietta nera. I capelli lunghi, ondulati, di colore rosso, incorniciavano un viso delicato, di un lieve pallore illuminato da due grandi occhi azzurri, circondati da innumerevoli lentiggini. Nico lo osservò, sorrise e alzò la mano in segno di saluto, il ragazzo si sollevò sulle punte dei suoi anfibi neri, con i lacci svolazzanti e ricambiò contento il saluto. Non era da solo il ragazzo, dietro di lui sbucò trafelata una donna, Nico pensò fosse la sua mamma. Aveva in mano dei fogli svolazzanti con stampe bianche e rosse, erano tanti e li stava sistemando dentro una grossa cartella verde. Nico non conosceva di persona il ragazzo, ma i loro sguardi si incontravano ormai da un po’ di tempo ogni mattina. Incuriosito, si chiedeva ogni volta quale fosse la sua storia.
«Il mio amico speciale», come ne parlava fra sé, al quale lo legavano gli stessi gusti musicali, in particolare la passione per i Symphonic metal, lo aveva intuito dalle felpe dei Nightwish che entrambi indossavano. «Nicoooo, Niiicooo Rossiiii …. », lo riportò in classe la voce della prof che aspettava la sua risposta «Ehm, si presente prof» rispose arrossendo, sistemandosi all’indietro i lunghi capelli neri. «Ok ragazzi» riprese la prof chiudendo il registro di classe e aprendo il manuale di storia della filosofia. «Oggi spiegherò il concetto del bello e del sublime in Kant». «Apriremo uno sguardo sulla maestosità della natura e sui sentimenti che essa suscita nel nostro animo. Osservate ad esempio la foto sul manuale». Si trattava di un’istantanea che raffigurava il mare in burrasca. «Ecco» continuò la prof «soffermatevi sui sentimenti che suscita in voi tale visione. Cercando anche di immaginare i suoni che potreste sentire se foste li, e i profumi. Quali sentimenti prova il vostro animo?» «Meraviglia», disse Benedetta. «Immensità», la segui Riccardo.

«Libertà» disse Nico. «Perfetto, proprio il concetto che mi serviva, Bravo Nico Li-ber-tà», continuò la prof separando le sillabe. «Eh si prof», scherzarono i ragazzi, «il suo Nico dice sempre la cosa giusta», «Eh già, lui dice che la filosofia lo fa volare». Nico sorrise, era voluto bene dai suoi compagni, per la sua dolcezza e sensibilità. La prof sorrise e pensò a quel ragazzo dai capelli lunghi, alto, a momenti sembrava smarrito, ma con un qualcosa in più, una sensibilità particolare che lo faceva sentire veramente partecipe di ogni singolo respiro di ciò che lo circondava. «Si ragazzi – concluse la prof. – Il bello e il sublime sono i sentimenti che ci pongono di fronte alla natura cogliendone la bellezza in maniera disinteressata, e innalzandoci di fronte ad essa attraverso la nostra libertà». Driinnn, drinnn, trillò stridula la campanella della fine dell’ora. La prof ritirò i suoi libri e si diresse verso la porta ricordando ai ragazzi «mercoledì prossimo verifica scritta su Kant. Arrivederci ragazzi»! «Ciao prof» risposero i ragazzi alzandosi dai banchi per sgranchirsi un po’ le gambe in attesa che arrivasse l’altra insegnante. Nico intanto rimase seduto sul banco continuando ad osservare la foto del mare in burrasca, scrivendo ai margini a chiare lettere a matita: libertà. Nico amava la libertà, amava passeggiare camminare e osservare tutto ciò che lo circondava. Lui e Benedetta erano forse gli unici della sua classe che rinunciavano alla comodità dell’autobus per raggiungere casa a piedi. Ogni giorno attraversavano la periferia della città, dove ancora vi era un po’ di verde, e il mattino soprattutto assaporavano l’aria frizzante e le tracce di rugiada che ricoprivano il prato, «la faccia assonnata della natura» come amava definire Nico la rugiada. I giorni seguenti Nico attese di salutare il suo amico, ma stranamente non lo vide. A tarda mattinata intravedeva però la sua mamma, con una borsa ampia, il suo sguardo era teso, triste. Quel giorno Nico tornò a casa un po’ pensieroso, Benedetta gli parlava ma lui pensava ad altro. A pranzo davanti a un enorme piatto di spaghetti al sugo chiese alla mamma: «Mamma, hai notato quel grande edificio di fronte al nostro liceo»? «Mmh… Si, dici quello da cui si accede da quel grosso cancello?» «Si, mamma, cosa ospitano quei grandi palazzi tutti uguali?» La mamma, tenendo sospesa la forchetta, rispose «Ma penso siano gli ambulatori dell’ospedale», «E che genere di malattia curano?» «Penso siano legati al centro trapianti, ospitano in particolare i pazienti che hanno necessità di fare terapie in day-hospital». «Perché mi chiedi Nico, conosci qualcuno che sta male?» Chiese preoccupata la mamma. «No… chiedevo, cosi… » Madre e figlio terminarono di mangiare, il papà faceva il turno pomeridiano, e Nico dopo mangiato si rinchiuse in cameretta. Accese lo stereo e ascoltò l’ultimo album del suo gruppo metal preferito, quindi collegò la sua chitarra elettrica e iniziò a strimpellare. I suoi pensieri seguivano la velocità del plettro sulle corde metalliche della chitarra. Pensava un po’ dispiaciuto al suo amico, avrebbe voluto aiutarlo.

A un tratto ebbe un’idea che gli strappò un ampio sorriso. Poggiò la chitarra sulla sedia, andò verso il suo armadio e da una serie di felpe impilate ordinatamente ne trasse una in particolare, la distese sul letto. Era la sua felpa preferita, my heart, la definiva. L’aveva acquistata al concerto dei Symphonic Metal nel capoluogo della sua città, ed era riuscito dopo ore di attesa a farla autografare dal bassista del gruppo. Vi era particolarmente affezionato. I suoi amici quando vedevano indossarla lo prendevano in giro: «Hey Nico, hai indossato la tua fidanzata oggi»!!! Sorrise, la osservò, al centro un grande angelo spiegava le sue ali, la accarezzò con delicatezza e la ripiegò mettendola dentro lo zaino.
Il giorno della verifica di filosofia arrivò presto. «Giorno ragazzi arrivò trafelata la prof poggiando sulla cattedra una pila di libri. Prendete il foglio di protocollo».
Dopo avere dettato le domande dettò infine l’ultima: «Definisci il concetto di bello e sublime in Kant». «Forza ragazzi avete due ore di tempo, buon lavoro». Nico poggiò sul banco il foglio di protocollo e dopo aver dato una sbirciatina all’angolo della strada prese in mano la penna blu e inizio a svolgere il compito. In alto a sinistra del banco aveva appoggiato la sua felpa. Il silenzio calò nell’aula, interrotto ogni tanto da un breve brusio proveniente dagli ultimi banchi. Nico fu tra i primi a consegnare il compito, poi tornò al banco, sistemò lo zaino e attendeva il suono della campanella per poter finalmente uscire da scuola, era felice! Driinn, drinn, la campanella squillò. Nico di fretta indossò lo zaino sulle spalle, strinse la felpa tra le mani e mentre la prof terminava di sistemare le sue cose nella borsa, la salutò. «Di fretta Nico oggi?» Chiese curiosa. «Si prof – disse sollevando la mano in segno di ciao – io volo!!!»
La prof sorrise, «Ciao Nico», rispose e intanto rivolta al resto della classe disse.
«Ciao ragazzi ci vediamo lunedì prossimo, sperando di portarvi i compiti gia corretti!!».«Ok, ciao prof, dai voti alti, mi raccomando», sorrise Benedetta.
Fuori dalla scuola Nico vide il cielo, era di un azzurro intenso, solcato da alcune strisce bianche. Chiuse gli occhi , inspirò profondamente e pensò: «Ho capito prof, è questo il sublime!!!» Non vide e non sentì nient’altro oltre quel cielo immenso.

La campana squillò, erano le 8 e 30 del mercoledì successivo. Nella classe di Nico i compagni attendevano seduti, in silenzio che arrivasse la prof di filosofia.
In fondo al corridoio risuonava il rumore dei suoi tacchi. Prima di entrare in aula la prof si fermò, chiuse gli occhi, tirò un sospiro, battè le palpebre per ricacciare indietro le lacrime ed entrò in classe.
Poggiò il registro sulla cattedra, pose la sua borsa e senza neanche togliere l’impermeabile si sedette alla cattedra. Mentre rigirava tra le mani il foglio di protocollo disse schiarendosi la voce: «Ragazzi, oggi ripasseremo il concetto di bello e sublime in Kant». «Ma come prof», si alzò in piedi Benedetta, la compagna di banco di Nico «che cavolo vuoi che ce ne facciamo di queste stupide e inutili idee. Nico non è più presente qui con noi in classe, e neanche fuori. Con chi cavolo vuoi che farò le passeggiate ora??». E scoppiò in lacrime risedendosi pesantemente nel banco. La prof la guardò con dolcezza, aspettò che si rasserenasse un po’, e mentre Benedetta asciugava gli occhi stringendo forte fra le mani il fazzoletto, la prof riprese: «Si Benedetta, hai ragione, fisicamente Nico non è qui con noi, con te, ma voglio che lo ascoltiate attraverso ciò che ha scritto nell’ultima parte del compito in classe, mercoledì scorso».
«Ciao prof! Sai, Kant mi è piaciuto un sacco, in particolare l’ultima parte quando parla dei concetti del bello e del sublime. Se vuoi ti racconto cosa è per me oggi il sublime. È questo cielo che ci aspetta fuori da quest’aula grigia. È sublime il sentimento che provo nell’osservarlo e vedere che non finisce, è infinito.
Abbraccia tutti noi e mi fa volare. Ma sublime è anche il sentimento che provo nei confronti del mio amico che incontro con lo sguardo ogni mattino.
È uno sguardo a volte stanco, ma mai triste. Eppure ho scoperto che soffre tanto. Allora prof mi è venuto in mente che sotto questo cielo grande siamo tutti uniti, come in un girotondo, nessuno può stare in piedi se non ha due mani che lo sostengono, e se cade uno per terra, cadiamo tutti. Siamo tutti legati, come in una grande catena. E io pensando allora al bello ho capito che il senso di tutta la nostra vita è donare. Io ho deciso prof, oggi dono, the my heart, il mio cuore. La felpa che hai visto, che tenevo in mano quando ti ho salutato. Ci sono tanto affezionato, ma ho deciso, la donerò, proprio al mio amico e la sua forza unita alla mia lo aiuteranno a vincere!! Ciao prof ho fretta e grazie perché con la filosofia mi fai volare».
La prof ripiegò accuratamente il compito di Nico, guardò i ragazzi e disse: «Ragazzi, quel giorno dopo la scuola Nico andava di fretta verso l’ospedale a trovare il suo amico per regalargli la sua felpa. Massimiliano ha la vostra età ed era ricoverato in attesa di trapianto. Nico quel giorno è volato perché un cielo più grande di lui e di noi ha voluto che volasse, non lo so, forse, anche se è molto doloroso, era necessario, sono un po’ confusa come voi». «E la sua felpa?» chiese timidamente Riccardo.
«La mamma e il papà di Nico hanno saputo del desiderio di Nico e l’hanno portata loro stessi da Massimiliano». «E Massimiliano prof?” chiese Benedetta, «potrà guarire?». La prof sorrise, e questa volta lasciò che le lacrime scivolassero tranquillamente sul suo viso e rispose «Si ragazzi! Massimiliano grazie a Nico e ai suoi genitori ora può finalmente volare!!».

La campana squillò, ma i ragazzi non avevano voglia di lasciare l’aula, era troppo grande il gesto d’amore di Nico e dei suoi genitori, avevano bisogno di assaporarlo in silenzio, tutti uniti nella classe.
La prof capi, attese con loro ancora un po’, poi mentre i ragazzi lentamente iniziavano a lasciare l’aula squillò il cellulare di Benedetta e nell’aula risuonò il brano dei Symphonic, il preferito di Nico, la colonna sonora dell’amicizia di Nico e Benedetta. La ragazza sorrise, era fiera di avere un grande amico come Nico. La prof rimasta sola in aula, con il registro fra le mani, si voltò prima di uscire e diresse lo sguardo verso il banco di Nico, un raggio di luce lo attraversava. Fu un attimo e le parve di rivedere ancora una volta Nico che sorridendo la salutava alzando la mano come suo solito e dicendole con dolcezza, «Ciao prof, io volo».
La prof sorrise e ringraziò fra se Nico per la sua grande lezione di vita, per aver mostrato e trasmesso la grandezza della diversità nel sentire il mondo, l’altro, la sensibilità di chi continua a stupirsi anche di una semplice goccia di rugiada e riesce a scoprirsi unito agli altri in un piano dove le diversità si annullano… è il piano del donare, donarsi. Siamo tutti un po’ come le stelle, pensò la prof, diverse per posizione, bagliore, grandezza ma proprio per la nostra diversità necessarie per rendere la magia e l’unicità del grande Firmamento.