Cronache della Principessa Vanassa

di Greta Andriuolo

Amavo quel luogo, amavo passeggiare lungo quelle vie, guardare le persone che camminavano, immerse nei loro pensieri, o i bambini che giocavano…
Purtroppo dovevo andarmene e non sarei tornata fino a quando la situazione non fosse ritornata come prima: sicura.
Io sono la principessa Vanassa, futura sovrana al trono di Exclatio, il mio pianeta. Exclatio è un pianeta che si trova nella galassia 564 Jultin, fatto interamente di acqua. Il mio pianeta, attualmente, è sotto attacco dagli abitanti di uno dei nostri 1450 satelliti. Mio padre ritiene che io debba stare al sicuro, lontana da qui e da lui. Non sono assolutamente d’accordo, ma sono obbligata ad andarmene dal mio senso del dovere, fra meno di dieci minuti partirò per un pianeta lontano anni luce e starò lì per un minimo di qualche centinaio d’anni.
Tutto ciò a causa di questo popolo, gli Ibridi, che, oltre 100 anni fa, vivevano pacifici sul suo pianeta fino a quando decisero di allearsi con un nemico politico di mio padre: Austicio. Quest’uomo era pazzo, infatti, si divertiva ad uccidere creature sottomarine e a oltraggiare luoghi sacri del nostro pianeta. Gli Ibridi sono sempre stati dalla parte di mio padre fino a quando Austicio aveva offerto loro di diventare molto più potenti di qualunque creatura di Exclatio. Loro avevano accettato poiché sempre sognato questo. Fortunatamente papà, grazie a numerosi guerrieri, era intervenuto immediatamente ed era riuscito a intrappolare gli Ibridi e a fermare Austicio.
Non si sapeva come, ma in questi anni di prigionia gli Ibridi avevano iniziato a diventare più forti e un mese fa erano riusciti a scappare dalla loro super controllata prigione e avevano iniziato a seminare il terrore in tutto Exclatio. Dopo numerosi attacchi alla nostra reggia mio padre aveva preso la decisione di aumentare la mia protezione fino a quando gli Ibridi non sarebbero stati sconfitti: io avrei vissuto in quel pianeta in compagnia di guardie e guerrieri che mi avrebbero garantito la massima sicurezza. Sapevo che mio papà voleva solo il mio bene, ma avrei preferito stare a casa mia, con lui e affrontare insieme questo problema. Non sapevo se gli Ibridi avrebbero vinto o avrebbero perso, comunque, dovevo essere fiduciosa e sperare.
Quando arrivai alla reggia dopo un’ultima e malinconica passeggiata chiesi a papà qualche informazione in più sul pianeta in cui sarei andata. Egli allora rispose: -è un pianeta che si chiama Terra, si trova molto lontano in una galassia di nome Via Lattea, non respirano acqua, ma respirano aria, comunque c’è lo stesso tantissima acqua, quasi il 70% del pianeta. Non considerare gli abitanti di questo pianeta strani o cattivi solo diversi da noi: le cose diverse ci terrorizzano sempre perché quelle che conosciamo ci danno sicurezza, le altre invece no. Però se le conosci diventano più belle di quelle che eri sicura di apprezzare. Per esempio il nostro aspetto: a qualche abitante di pianeti lontani può far paura perché non sono abituati a vedere persone come noi.- Mi guardai e pensai:-Come è possibile che qualcuno mi consideri cattiva e strana, con la mia pelle viola chiara, i miei tatuaggi sulla pelle e i miei vestiti. Sono considerata bellissima, migliaia di abitanti di Exclatio vorrebbero sposarmi.- Alla fine salutai mio padre con un abbraccio e mi diressi verso la navicella con cui sarei partita per quel pianeta. La Terra non era così male; era un classico pianeta senza acqua, c’erano tantissime piante più alte di quelle che possediamo a casa. Poiché non posso respirare aria, devo tenere sempre un braccialetto viola che fa in modo che io riesca comunque a respirare. Quando arrivai, vidi un bellissimo castello fatto interamente di zaffiri, pietra presente su tutta la superficie di Exclatio, costruito apposta per me. C’erano anche un bel giardino con i miei fiori preferiti e anche un bellissimo pegaso di nome Hidro. Il castello aveva tante stanze e le guardie avevano portato tutti i miei vestiti e perfino il mio pianoforte costruito da un famoso artigiano di Exclatio. Mi piaceva questo pianeta; tutti quelli in cui ero stata possedevano un unico paesaggio: una distesa di lava e terra. Di sicuro mi sarei trovata molto bene. I giorni passarono, anche se io mi sentivo sempre più sola: le giornate erano tutte uguali dovevo sempre stare in quel palazzo e uscire solo per vedere il mio giardino o Hidro, la mia unica fonte di divertimento. Ero curiosa di incontrare gli abitanti della Terra per capire se Papà aveva avuto ragione, su quello che aveva detto prima di partire, peccato che le guardie non volevano perché dicevano che era troppo pericoloso.
Poi mi mancava tanto mio padre e le mie amiche, se loro fossero venute a trovarmi ci saremmo divertite, invece dovevo continuare a stare lì ad annoiarmi. Potevo mettermi in contatto con papà una volta al mese per video-astro-chiamata, ma nulla era come averlo davanti, in carne ed ossa, e poterlo abbracciare. Non volevo che pensassero che fossi una ragazza debole, di sicuro non degna di governare Exclatio, ma avevo solo nostalgia di casa.
Era una delle mie solite giornate terrestri e stavo suonando il pianoforte, quando sentii all’improvviso un rumore assordante e poi un’esplosione. Le guardie che erano con me mi portarono immediatamente fuori dal castello e mi fecero entrare in un portale trasportatore. Mi ritrovai all’improvviso in una via buia, sola, senza la minima idea di dove mi trovassi. Faceva freddo ed ero stanca e mi accorsi che avevo un pezzo di cristallo nel piede.
Mi faceva male e sanguinava, ma dovevo muovermi e trovare qualcuno che mi aiutasse. Iniziai a correre verso Nord cercando di non pensare al dolore del mio piede.

Mi risvegliai in una stanza di legno, ero sdraiata sopra un morbido letto. La stanza era molto luminosa e quando cercai di alzarmi un essere dall’aspetto di sicuro non di un abitante di Exclatio, mi bloccò e mi fece sedere sul letto e disse: – Ehi, ti consiglio di stare seduta, il tuo piede è ancora in pessime condizioni. Ah scusa, sono un terrestre, ma tu capisci la mia lingua? – Certo che capisco la sua lingua, grazie al mio braccialetto potevo parlare e capire qualunque lingua. – Risposi allo sconosciuto: – Sicuro. Grazie per l’aiuto, ma devo cercare di tornare a casa. –
– Sul tuo pianeta? Piacere, io sono Mars ti ho trovato in una via di Brooklyn e ti ho portato a casa mia –
– Tu come ti chiami? – chiese Mars
– Mi chiamo Vanassa. Devo trovare il mio palazzo e poi tornare al mio pianeta con una navicella –
– Hai un bellissimo nome! Come mai sei sulla Terra? Com’è il tuo pianeta? –
– STOP! Troppe domande. Ti racconterò di me se prometti che non lo dirai a nessuno. Almeno questo sarà un ringraziamento per avermi salvata –
Mars entusiasta si mise ad ascoltare la mia storia: gli raccontai di Exclatio, degli Ibridi, di Austacio, del mio palazzo e di com’ero finita lì. Mars non fece nessuna domanda e non sembrò neanche un po’ spaventato dal mio aspetto, solo incuriosito dalla mia storia. Mi fidavo di questo terrestre e gli ero enormemente grata per avermi salvata dagli Ibridi portandomi a casa sua.
Quando finii di raccontare, lui mi promise che non avrebbe raccontato nulla a nessuno e che magari il giorno dopo avremmo potuto cercare il mio palazzo per metterci in contatto mio padre ma oggi no perché dovevo far riposare il piede. Poi mi chiese: – Ti va di mangiare qualcosa, ti prendo quello che vuoi? –
Non sapevo cosa avrei potuto mangiare tra tutto il cibo terrestre, così gli risposi che non volevo nulla. Ero stranamente molto stanca, anche se mi ero svegliata solo due ore prima, mi sdraiai e mi addormentai subito. Quando mi svegliai, Mars era seduto vicino a me e leggeva un libro molto concentrato, ma appena si accorse che mi ero svegliata mi aiutò ad alzarmi e mi chiese se stavo bene. Gli risposi di sì e che volevo iniziare immediatamente a cercare il palazzo. Appena dissi questo, ci ripensai e gli chiesi di raccontarmi di lui, della sua vita e della Terra. Mars accettò, anche se ammise che la sua vita non era così entusiasmante, anche se ero sicura del contrario. Infatti, mi raccontò della sua affettuosa famiglia, della sua moderna città e della meravigliosa Terra. Non si soffermò molto a parlare di se stesso, ma a me sembrava già di conoscerlo bene come le mie amiche di Exclatio. Quando finì, ero sempre più sicura di fidarmi di lui e sapevo che papà aveva ragione su ciò che mi aveva detto prima di partire: vicino a lui mi sentivo al sicuro e durante quei giorni mi ero sentita così rilassata e tranquilla e mi sarebbe piaciuto rimanere sulla Terra. Invece non potevo, dovevo tornare a casa ed essere sicura che il mio pianeta, la mia gente e mio padre stessero bene. Mars si accorse che ero molto turbata così cercò di farmi ridere facendo complimenti sul mio aspetto e battute e il suo impacciato tentativo riuscì a farmi ridere. Lo guardai negli occhi aveva il viso molto abbronzato, gli occhi blu come il mare e i capelli color marrone scuro. Anche lui mi guardò negli occhi e sorrise. Anch’io ricambiai il suo sorriso. Eravamo così diversi, ma ci sentivamo così uguali. Restammo così per alcuni interminabili secondi e poi lui mi prese la mano per aiutarmi. In quell’istante in cui le nostre dite si toccarono, la mia vista si annebbiò e svenni.

Mi svegliai e capii che era stato tutto solo un sogno, un bellissimo sogno, ero vicino a mio padre che mi accarezzava la testa e mi sorrideva. Ancora intontita mi rialzai pensando al viso del mio angelo così reale…
Mi rivolsi verso mio padre con un enorme sorriso e gli chiesi: – Papà, tu cosa sai sul pianeta Terra? –

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  2 comments for “Cronache della Principessa Vanassa

  1. avatar
    j04931
    25 marzo 2016 a 17:33

    Prima di tutto: complimenti!
    14 anni e cimentarsi nella scrittura… non è da tutti.

    Racconto molto easy, si fa leggere. Facile e lineare.
    Tema curioso
    Dove il pianeta Terra per una volta risulta con cuore e animo gentile, che crea interesse e curiosità.
    Bello…

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