Diverse

Sto guardando una ragazza con i capelli chiari e l’aria un po’ slavata che si tiene accoccolata su un divano. Mostra una certa rigidità del corpo, le gambe sono piegate e si possono vedere i polpacci in tensione. Nonostante questo, ha l’aria di una persona che è al sicuro, in un ambiente confortevole e caldo, infatti, la coperta leopardata che teneva sulle spalle si è comodamente adagiata sul bracciolo del divano, oltre la curva della sua schiena lunata. Mi guarda, sorride, e mi sento in imbarazzo come un pesce dentro la sua boccia. Abbasso lo sguardo, solo un pochino, giusto il tempo di fermarmi a riflettere sul da farsi: tornare a guardare, in sordina, come una ladra che è stata braccata o ritirarmi nelle stanze ventilate dei miei rimpianti, abbandonando per sempre quel pensiero malsano che ci vuole tutti spettatori inconsapevoli… ma spettatori di cosa? Sento un rumore che mi fa trasalire, ho la guancia umida e fredda, la tocco e asciugo qualche lacrima. Le lacrime sono le sentinelle dei ricordi. Mi accorgo, troppo tardi, che il mio piano di fuga è fallito e sono di nuovo a contatto con quella creatura ed il suo sguardo enigmatico da Gioconda di altri tempi: vittoriosa e fiera sull’altare della sua fissità. Stavolta non cedo e scruto per bene: la luce della sua stanza è tenue, calda, e lei mi sorride lievemente. Noto che è indossa abiti leggeri, nonostante si intraveda, da una finestra alle sue spalle, l’aria fredda che si traduce in un latteo biancore di un inesorabile e gelido inverno. Quella ragazza! Non capisco davvero perché continui a spiarla, visto che non mi è affatto simpatica, lei e la sua aria da borghese, circondata da ogni comfort, mi manda in bestia! La cosa meravigliosa è che la sua immagine mi perseguita da un po’, da quando ha deciso che vuole somigliarmi e non le importa nulla se io la scaccio e rifiuto l’idea. Le ho parlato più volte e le ho chiesto ripetutamente di tornarsene in fondo alla sua scatola e di non farsi, per favore, più vedere… ma niente, proprio non ce la fa! Le spiego che siamo diverse e che non può confondere i due piani di realtà… il suo mi risulta abbastanza piatto, dico indispettita e mi faccio una risata alla faccia delle abitudini. Respiro e mi accordo di provare pena, non per lei, ma per me stessa, per il mio comportamento e per quel gelo inusuale che da un po’si è infiltrato nelle mie ossa, fin dentro il cuore. E’ ora di muoversi: è inverno, siamo nel 2015 e fa freddo. Fuori, brilla il sole della crisi economica che non mi scalderà. Sono disoccupata e mi hanno tagliato l’utenza del gas e non mi procura alcun sollievo inveire contro i tempi che furono, per quanto radiosi, non voglio più essere spettatrice inconsapevole di un passato che non tornerà. “Ora è tutto diverso!”, mi dico e, mentre ripongo la fotografia in una scatola, il mio passato mi guarda, slavato e sorridente, con la mia faccia, diversamente uguale, di dieci anni fa.

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