Io e Paul

Concorso Letterario Nazionale «diversamente UGUALI» • 2ª edizione

CATEGORIA RAGAZZI • SEZIONE RACCONTO

di Denise Presutti, Simona Tofani, Silvia Francesca Volpe • IIS OVIDIO di Sulmona (AQ), Classe 2ª A Liceo Classico

“SE VOI AVETE IL DIRITTO DI DIVIDERE IL MONDO IN ITALIANI E STRANIERI, ALLORA IO RECLAMO IL DIRITTO DI DIVIDERE IL MONDO IN DISEREDATI E OPPRESSORI DA UN LATO, PRIVILEGIATI E OPPRESSORI DA UN ALTRO. GLI UNI SONO LA MIA PATRIA, GLI ALTRI MIEI STRANIERI”

Sono due mesi che vivo in Italia. Ricordo ancora quel tragico viaggio, quel triste mare che da un momento all’altro mi avrebbe potuto inghiottire. Un viaggio di speranza per alcuni, per altri la paura di morire. Ho lasciato la mia famiglia all’età di dodici anni. Poveri ma felici. E proprio la povertà ci ha costretto a separarci: pagare il viaggio sarebbe stato troppo costoso per me e per i miei tre fratelli. Loro sanno come affrontare la guerra e i soldati che da un momento all’altro potevano distruggere il nostro villaggio, solo nel vasto deserto. lo, il più piccolo della famiglia, ho avuto l’opportunità di vivere un’altra vita, più serena e gioiosa di quella in Congo, anche se mi manca il nido domestico. In Italia sono diverso, considerato un diverso: guardato con occhi diversi, trattato diversamente. Tutti a scuola si salutano con un bacio sulla guancia: io a volte non sono degno di ricevere neanche un “ciao“. Perché di carnagione scura, perché profugo e senza famiglia, perché non compro vestiti nella boutique, perché non ho soldi. Un giorno il mio compagno di banco si volta e con un sorriso beffardo, nascondendo negli occhi cattiveria e prepotenza, mi chiede: “Ehi tu negro non vedi che sei l’unico senza telefono?” Per gli oppressori un telefono è l’unica gioia di vita, a me basterebbe un sorriso a rendermi felice, un piatto caldo la sera offerto dalla Caritas, la possibilità di ricevere un’istruzione, di immaginare un futuro diverso da quello buio e triste che può aspettarsi un povero contadino del Congo. Ho trascorso interi pomeriggi senza amici, sperando nello sguardo di una ragazza, mentre gli altri miei compagni davano il primo bacio. Le ragazze… ne ho sempre desiderata una, pur sapendo che questo mio sogno non si sarebbe mai potuto realizzare perché io era l’oppresso, l’inferiore, lo straniero. Essere considerati belli per i followers su lnstangram non capitava a me che non avevo neanche un telefono. La vera bellezza è nell’amare e nell’essere amati, scambiarsi la certezza di essere importanti l’uno per l’altro negli sguardi, un ti voglio bene sussurrato all’orecchio. L’alba nella mia vita è arrivata quando Paul mi ha detto: “Magari potessi fidanzarmi anche io“. Sapere che Paul, il mio primo grande amico avesse le mie stesse difficoltà, quelle di un giovane uguale agli altri, mi fece sentire migliore, più tranquillo perché quando si è in due le difficoltà diventano meno difficili da affrontare. In fondo anche in Congo si dice che “L’UNIONE FA LA FORZA” da quel piccolo spiraglio di luce capimmo di essere uguali.

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