La fiaba piena di favole

Questa è una Fiaba piena di favole.

Non fate finta di non aver capito. Ve lo devo ripetere?

Che poi, non c’è proprio niente di strano, dato che si tratta di una Fiaba.

Nelle Fiabe, da che mondo è mondo, c’è licenza di far accadere qualsiasi cosa, purché… la qual cosa diverta i bambini, almeno così recita lo statuto delle Fiabe redatto dai fratelli Grimm sul finire dell’800.

Ed allora… tanti e tanti anni fa, viveva in uno sperduto paesino delle Marche, una modesta famigliola di immigrati genovesi. C’era il Babbo, magro, dall’aspetto affascinante e che amava andare sempre contro corrente un po’ come i salmoni, che si ritrovò nel bel mezzo degli anni 60 appunto, ad emigrare al contrario, forse per quel suo innato eccesso di originalità. Poi c’era Mamma, bella, sorridente e soprattutto… Mamma.

Poi c’era Tonino, un mingherlino di sette anni curioso e sempre attento a non distrarsi troppo dal… sognare. Infine c’era Marchino, l’ultimo arrivato, di neanche tre anni, sempre attento a divorare qualsiasi cosa di commestibile che potesse passare nelle sue vicinanze. La famigliola se la passava davvero maluccio per via che Babbo, forse sempre per quel suo innato senso di originalità, aveva pensato bene di aprire un negozio da calzolaio… in un paese che produceva esclusivamente scarpe.

Più originale di così.

In breve tempo, la povera famigliola si trovò a fare i conti con problemi piuttosto concreti, finché una sera…

Era il Dicembre del 1963, e sulla costa marchigiana era sceso un freddo polare. Quella tristissima sera, per prolungare il fuoco del camino, Babbo, con molto dispiacere, fu costretto a bruciare anche il libro di favole di Tonino. Per il mingherlino questo fu un fatto molto grave: separarsi dalle favole di Gianni Rodari, che del resto conosceva a memoria, lo fece piombare nell’assoluto sconforto. Corse alla svelta di sopra nella sua cameretta, si infilò sotto le coperte e spense la luce. Fuori, dal fiume Chienti al fiume Tenna nevicava che Dio la mandava e lui, da sotto la coperta Lanerossi un po’ sgualcita, piangeva tanto da bagnare il cuscino.

Le mie favole… bruciate… disperse… sparite per sempre“… e giù lacrime. Ad un certo punto, estrasse il braccino dalla coperta per aprire il cassetto del comodino nell’intento di prendere il fazzoletto per asciugare le lacrime. Tutto si svolse in pochi istanti: si udì un fruscio assordante accompagnato da un bagliore bianco intenso. Tonino volse lo sguardo verso il comodino e vide una cosa che è possibile vedere solo nelle Fiabe: un fiume di parole fosforescenti, che uscivano a caso e a gran velocità dal cassetto, per rimbalzare fra soffitto e pavimento, con qualche balzo a destra o a sinistra.

“Casa”, “volta”, “per”, “camino”, “nipotina” “bambino” “fruscio”, e così via… un flusso continuo di parole luminose che dopo aver rimbalzato per la camera di Tonino, si andavano via-via incastonando fra loro fino a formare un testo completo, fluttuante, sospeso sopra il suo lettino.

Tonino, dopo i primi attimi di comprensibile stupore, iniziò a leggere quel testo luminoso che galleggiava tranquillamente sopra il suo letto:

C’era una volta…

Caspita, pensò, questa è una favola…

E dopo questo pensiero un po’ sbrigativo ed infantile, com’era giusto che fosse, si lesse tutta la favola fino all’ultima parola luminosa: dopodiché, la luce artificiale della favola si spense e lui si addormentò.

Il mattino successivo, svegliandosi di buonumore era convinto al 100% di aver sognato. Un bel sogno, tutto qui.

Ma tuttavia, la sera stessa, mosso da una strana frenesia mista a curiosità finse con Babbo e Mamma di avere un sonno pazzesco, e si andò a coricare addirittura in anticipo. Spense la luce, si raccolse per alcuni istanti, aprì il cassetto e… alé: il fruscio acuto accompagnato dalla immediata esplosione di luce bianca. Vide uscire distintamente dal cassetto…

“Casa”, “volta”, “per”, “camino”, “nipotina” “bambino” “fruscio” ed un’infinità di altre parole che rimbalzando come palline da tennis, andavano a comporre un nuovo testo, sospeso sopra di lui, in attesa di essere letto con molta attenzione.

Tanti anni fa, viveva in un piccolo casolare…

Che strano, pensò Tonino al quale non sfuggiva mai nulla, le parole sono le stesse di ieri sera ma… a furia di rimbalzare come matte si sono incastonate in un ordine diverso ed hanno generato una nuova favola.

La lesse tutto di un fiato e precipitò nel sonno. Da quella sera e per numerose sere, appena sopra il letto di Tonino si accesero, è proprio il caso di dirlo, una lunga serie di favole che nemmeno lui conosceva, una più avvincente dell’altra.

Finché una sera, coricatosi di buon ora, spense la luce e con estrema disinvoltura aprì il cassetto e… si aprì il cassetto. Punto.

Nel senso che non successe nient’altro. Nel senso che da quel cassetto non uscì nemmeno una parola. Nel senso che quella sera dovette addormentarsi senza aver letto una favola.

Il mattino seguente si svegliò e quando scese giù in cucina c’era come sempre Mamma ad aspettarlo, con la colazione pronta.

Sai Tonino, oggi è un giorno molto importante per te, oggi è il 18 Giugno e compi ben undici anni. Non sei più un bambino“.

…non sei più un bambino…” questa frase gli rimbalzò dentro come quelle parole che le notti precedenti andavano a formare le sue belle favole.

…non sei più un bambino…” …ecco perché ieri sera dal cassetto non è uscito un bel nulla: non sono più un bambino, esclamò Tonino, divorando l’ultimo biscotto Gran Turchese Colussi.

La sua infanzia era bella che finita e con essa anche le favole che l’avevano accompagnata. Da quel giorno Tonino, da mingherlino che era, si trasformò lentamente in ragazzo, poi in uomo, poi si sposò, poi ebbe dei figli ed infine anche dei nipoti.

Com’erano lontane quelle notti rischiarate a giorno dalle luce delle favole.

Finché un giorno, giocando con la nipotina più grande, si sentì dire:

Nonno, mi racconti una favola?

Beh… ecco.. io… dunque… c’era una volta….ehm…“. Di colpo si rese conto che quarantasette anni di vita avevano raso al suolo tutte quelle favole che gli avevano tenuto compagnia in quelle notti, nella sua lontana casa nelle Marche. Nemmeno una, una soltanto era rimasta impigliata, anche per puro caso nella sua memoria.

Non era più Tonino perché ormai non lo chiamava più nessuno così, anche perché sarebbe stato ridicolo. Il Babbo e la Mamma ormai, se ne erano andati da diversi anni. Con Marchino, suo fratello, si sentiva solo una volta ogni tanto e di quella famigliola dispersa negli anni 60 non vi era quasi più traccia. Quella sera Tonino, si coricò un po’ malinconico ed una volta che sua moglie si fu addormentata, spense la luce. Nel buio della camera da letto si rigirò alcune volte fra le coperte, finché, per una ragione a noi sconosciuta, gli venne in mente di aprire il cassetto del comodino.

Evvvvvaiiiii!!!

Uno spruzzo di parole al neon fosforescenti uscì di colpo dal cassetto…

“Casa”, “volta”, “per”, “camino”, “nipotina” “bambino” “fruscio” e tante altre. Rimbalzavano come matte sul soffitto, sul pavimento, contro l’armadio e piano piano andavano a sistemarsi davanti a lui, sopra il suo letto, senza fare il minimo rumore per non svegliare sua moglie che stava dormendo profondamente. Fluttuavano luminose e leggere e si incastravano fra loro fino a formare frasi di senso compiuto, fino a formare la Fiaba che vi ho appena raccontato, “la Fiaba piena zeppa di favole” luminose. Tonino quella Fiaba la imparò a memoria ed il giorno dopo la raccontò alla sua nipotina.

L’infanzia era finalmente ricominciata.

 

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Antonio

Socio fondatore del Gruppo Artistico Culturale Indipendente “Il Cielo Capovolto”. Blogger e ideatore di “Ricordopoli – assedio di sinapsi”.
Ha pubblicato “Da Chienti a Tenna” per ilmiolibro.it.