(Un)changed – una vita (a)normale

di Daniele Alvino

Lui è di fronte a me, sopra e dentro di me. Mentre io sono supina sul letto. Il letto inizia a cigolare. Sbatte le sue anche tra le mie cosce con più violenza del solito. Inizio ad ansimare, a mugolare, come piace a lui.
Inarco la schiena e gli faccio credere che stia facendo un buon lavoro. Inclino la testa all’indietro e aumento i miei finti gemiti di piacere.
Il suo ritmo diventa più veloce, accompagnato da grida trattenute tra le sue labbra.
Ancora pochi minuti… solo pochi minuti…
Si morde il labbro inferiore e mi guarda dritta negli occhi.
Mi afferra una gamba e la solleva. La mette sulla sua spalla, mentre con l’altra mano mi palpa il seno. Inizio a dargli conforto, facendo la vogliosa più del solito.
Come un toro scatenato, afferra entrambe le mie gambe e continua il suo movimento dentro di me.
Pochi secondi e tutto finisce.
Appena inizia a emettere delle sillabe, segno che sta per finire l’operato, mi inarco più che posso, apro la bocca il più possibile e mi lascio poi andare sulle calde lenzuola alla sua ultima botta al basso ventre.
Esce da me, e si butta sul suo lato del letto.
Prende il pacchetto di sigarette sul comodino. Lo apre e ne estrae una afferrandola con le sue rosse e carnose labbra, le stesse che qualche anno fa mi avevano conquistato. Si alza e fruga in cerca dell’accendino tra le tasche dei suoi jeans buttati a terra. Si accende la sigaretta e vedo come gode aspirandone il fumo. Come se si compiacesse più ora che prima. Poi si allontana e se ne va dalla stanza. I suoi videogiochi lo chiamano. Certo! Cosa mi aspettavo?
Metto il pigiama e vado a vedere se il mio piccolo Enrico ha ancora tutte le coperte che lo avvolgono. Come immaginavo è tutto scoperto! Lo copro e gli lascio un tenero bacio sulla nuca. Mi sembra ieri quando lo misi al mondo. Avevo 19 anni. Prendevo la pillola. La pillola ha un’efficacia del 99,97%. Io sono quel 0,03%. Ma nonostante questo, volevo portar avanti la gravidanza.
Piero, il padre di mio figlio, mi offrì l’opportunità di viver da lui. Questo ha compromesso il rapporto con mia madre. Non la sento da più di 4 anni, non ci scriviamo neanche per gli auguri di natale. Lei non è mai stata in buoni rapporti con Piero per la semplice ragione che lui all’epoca aveva 33 anni ed era divorziato. Ma neanche questo mi fermò. Io… lo amavo. È il padre di mio figlio.
È tardi, ma mi sento uno straccio! Scrivo un messaggio a Paola. Le chiedo se possiamo trovarci domani per scambiare due parole. E senza aspettar molto ottengo la sua risposta con un caloroso consenso.
Ho tre messaggi di Jack da leggere. Non so neanche se sia il suo vero nome, ma mi piace chiamarlo con il nickname che usa in chat, dove ci siamo conosciuti.
Vuole vedermi.
Visualizzo e gli scrivo la buona notte. È un bel ragazzo. Mi ha scosso e sconvolto un po’ la vita. Lui fa palestra. Ha un tatuaggio tribale sul petto. È molto virile. Muscoloso, alto, moro con glaciali occhi azzurri. Tra le mie coperte l’ho accolto molto volentieri. Mi piace. È un bell’uomo. Una statua greca che ha preso vita e che mi desidera come se fossi il suo nettare divino. A letto è molto focoso. Mi rende partecipe, ed è ricco di fantasie, sa rendere originale ogni nostro incontro. Ma c’è qualcosa che non va. Non riesco ad essere soddisfatta neanche con lui. Mi manca qualcosa. Questa estrema estasi che si dovrebbe sentire, io proprio non la avverto. Sono sicura che tanto il problema sono io! Forse lo stress, o il semplice fatto che cerco una persona che mi prenda più di testa piuttosto che fisicamente. Comunque è troppo tardi per pensieri del genere. Mi metto sotto le coperte gelide, e dormo da sola, con l’unica speranza di poter parlar con Paola domani. Lei è l’unica che riesce a darmi conforto.
“Non ne posso proprio più!”.
Non son riuscita a trattenere le emozioni che in altre circostanze mi ostino a tenere dentro.
Proprio per questo Paola mi lascia sfogare tutto quello che ho dentro.
Sono distrutta! Questa situazione non mi sta più bene. Ma il paese è piccolo e la gente mormora. Sono una mamma, con dei doveri e degli obblighi, ma non mi sarei mai aspettata di ritrovarmi in una situazione simile.
Tra me e Piero le cose non vanno più. Il momento delle farfalle nello stomaco è finito da un pezzo, pressappoco da quando è nato Enrico. Ha iniziato a bere. A fumare. A casa non c’è mai. Ho scoperto che quando non cena a casa, si incontra con una sua collega di lavoro.
Quella squallida puttana! Gli lessi un messaggio mentre era sotto la doccia. Così lo scoprii.
Per mia fortuna, appena successe, Paola mi stette vicino. Mi diede molti consigli. Ma non ne ascoltai quasi nessuno. Non sono per i cambiamenti. E non volevo che le persone intorno a me spettegolassero.
Cercai nuovi stimoli. È così che conobbi Jack, dando ascolto all’unico consiglio di Paola che seguii, nella vana, contraddittoria speranza di tener viva la mia vita di coppia, mi iscrissi in un sito per incontri. Anche se in realtà fui più animata dallo spirito di vendetta. L’unica pecca è che nella maggior parte dei casi trovi vecchi depravati che scrivono un italiano sgrammaticato e non chiedono altro che io invii foto pruriginose.
Però almeno Jack mi da un po’ di soddisfazione. È scemo e imbranato, ma molto dolce e romantico. Almeno lui mi fa sentire apprezzata e desiderata. Con Piero neanche più il sesso è uguale a prima. Ora è qualcosa di artificioso, meccanico. Fatto non più per il piacere.
Paola mi ascolta e mi asciuga il viso con il fazzoletto che ha in borsa. Mi ascolta per tutto il tempo, e mi invita l’indomani sera ad una festa a casa sua con amici. Una specie di pigiama party. Per svagarmi un po’. Ci penso su e poi annuisco.
Una festa forse è proprio quello che mi ci vuole.
Mi stiro. È arrivata l’ora di alzarsi. Sono serena e felice. La giornata è proprio iniziata bene.
Apro gli occhi e… dove cazzo sono? Non è assolutamente Piero la persona che dorme di fianco a me!
Di colpo la mente mi fa rivivere tutta la serata di ieri.
La festa a casa di Paola!
Oddio! Dopo questa serata devo prendere in mano le redini della mia vita, e affrontare tutte le possibili conseguenze. Le cose devono cambiare. Se avevo qualche dubbio nel farlo, con ieri sera ho proprio avuto la certezza. Devo far in modo di prendere Enrico con me. Non posso lasciarlo a quell’incompetente.
Come sospettavo le mie più grandi paure si sono avverate. Cazzo! Ma perché? Perché a me!
Dopo tutti i sacrifici, le liti, le discussioni e le persone che ho perso nel mio cammino! Solo ora me ne rendo conto? Sono una scema! Tutta la mia vita buttata nel cesso. Tutto una merda!
Dovevo provarci fin da subito. Da quando ho avuto i miei primi dubbi. I miei primi sospetti.
Quando non c’erano troppe persone coinvolte o problemi più incombenti. Ora cosa faccio?
Dove andrò a vivere se Piero mi lascia sulla strada?
La persona di fianco a me si sveglia e si gira. Si stira e subito dopo mi bacia sulle labbra. La sua lingua entra tra le mie labbra che l’accolgono molto volentieri.
Sento il suo respiro. Il battito del suo cuore. Il suo sapore. Dolce.
Non vorrei mai staccarmi, ma arriva il momento di doverlo fare.
Inizia a vestirsi, e io faccio altrettanto, anche perché fa parecchio freddo.
Mentre cerco di far entrare il mio grosso sedere nei jeans attillati mi dice: “Dobbiamo parlare”.
Non promette bene.
“È stato bellissimo ieri sera, ma convieni con me che la situazione non è proprio delle migliori. Tu hai un figlio e io son troppo giovane per intraprendere una relazione così complicata e difficile. Mi piaci molto…”
“Sì, va bene. Ti capisco. La scopata è stata più che sufficiente e ora in modo neanche troppo velato vuoi chiuderla qui”.
“Assolutamente no! Mi stai…” interrompo un’altra volta e dico: “Va benissimo così. Ti capisco. È stata una botta e via. Va bene. Tanto tra noi due non può funzionare. Ho bevuto troppo ieri sera e penso di aver fatto una enorme cazzata a venir a letto con te”.
Si mette a ridere, e non ne capisco molto il significato.
“Secondo il mio modesto parere, mi è parso che l’enorme cazzata di ieri, ti sia più che piaciuta. Hai goduto parecchio. So riconoscere quando una finge. Ho parecchia esperienza. Non puoi negare l’evidenza! Prova a capire bene cosa cazzo vuoi dalla vita! Ma con me non farti false illusioni”.
Mi da un bacio e se ne va.
Che cazzo mi sta succedendo? Chiudo la porta a chiave e mi metto in un angolo.
No! No! No! No!
Ha ragione. Cosa voglio dalla vita? Perché ieri sera ho fatto questo gesto folle! Lo so bene il perché… mi piaceva. Desideravo farlo. Qualcosa dentro di me voleva quel corpo. Ma non è giusto! Cazzo!
Inizio a piangere. A dirotto.
Sono una donna normale.
Una persona normale.
Non posso seguire questo mio impulso. Sono già una ragazza strana. Diversa dal normale.
Non posso sempre uscire come fanno mie coetanee. Non posso far sempre tardi. Non posso far il cazzo che voglio perché tanto ho le spalle coperte dai miei genitori. Per questo la mia cerchia di amici si è ristretta. O meglio ho solo Paola vicino a me. Ma cosa cazzo le dico?
Dio! Mi faccio schifo! Sono il rifiuto dell’umanità. Ma non posso proprio farci niente.
I miei singhiozzi iniziano a farsi più intensi e rumorosi.
Ieri sera mi è veramente piaciuto. Ho sempre placato questo desiderio. Ma l’ho sempre avuto.
Non è stato l’alcool. So benissimo che è stato solo una stupida scusa nel quale riversare le mie vere intenzione. Io volevo! Io desideravo fortemente che la serata prendesse quella piega! Io che non avrei mai mutato niente, per paura delle conseguenze, ora mi trovo qui a dover affrontare tutti i cambiamenti che ho fatto. Ricordo tutto di ieri sera. Ero gioiosa.
Spensierata. Arrivai a casa di Paola con anticipo. L’aiutai a preparare gli stuzzichini, l’aperitivo, e il tavolo per il buffet. Nel mentre la casa iniziò a riempirsi poco alla volta, e i giochi iniziarono a farsi interessanti dai primi minuti. Drink di benvenuto e subito dopo dama alcolica. Uno spasso. Tra tutto il gruppo mi interessò subito Svetlana. Me la presentò proprio Paola, dicendomi che era una sua grande amica. Non avrei mai immaginato che fare la sua conoscenza avrebbe scaturito in me tutto questo subbuglio. Iniziai quindi con le solite domande per attaccare bottone. Fino a che venni a scoprire della particolarità di questa ragazza, e la cosa mi incuriosì molto. Da questo momento quel desiderio che tenevo e placavo per anni, che ho messo in quarantena per tutto questo tempo, proprio per essere una ragazza normale come tutte le altre, uscì fuori. Fin da piccola avevo gusti strani e diversi dalle ragazze normali. Crescendo ho lasciato da parte le mie voglie, e ho intrapreso la strada che ritenevo più normale. Più giusta. Ma mi sentivo comunque non al mio posto. Come se quello che facevo non mi rendesse felice e non mi facesse più sentire a mio agio. Tutto l’opposto invece, se parlo di quel che è successo ieri sera. Appena incrociai i suoi occhi azzurro ghiaccio, un brivido mi percorse lungo tutta la colonna vertebrale. Era bellissima.
Bionda. Un seno abbondante. Quell’accento che solo gli stranieri hanno. I miei occhi caddero sulle sue labbra. Le volevo. Ma solo dopo qualche bicchiere presi la decisione di far incontrare la mia lingua alla sua. Si intrecciarono dentro le nostre labbra. La strinsi vicino a me. Sentivo che mi desiderava. Il suo seno accarezzava il mio. Iniziai a fremere come non accadeva da tempo. La accarezzai dal collo fino alla fine della lunga scollatura sulla schiena.
La volevo mia. Mi piaceva troppo.
Appena le nostre labbra si lasciarono per quei pochi minuti, i nostri sguardi si incrociarono per comunicarci la medesima cosa. Andammo in camera da letto e iniziammo a fare le cose più disparate che neanche nei miei sogni più reconditi avrei mai potuto credere di realizzare.
Ormai c’è poco sul quale riflettere. Mi asciugo con la manica il viso.
Questo è il cammino da seguire. Questa è la mia strada.
Mi alzo e mi faccio coraggio. La Sara che uscirà da questa porta, non è la stessa che entrò ieri sera.
Vado in cucina dove trovo Paola che si sta preparando la colazione.
Finalmente posso parlare con lei e dirle di come sono felice e fiera di aver seguito il suo consiglio. Ma appena si gira e incrocia il mio sguardo noto che cambia subito espressione.
“Paola, qualcosa non va?”
Fa un ghigno schifato e poi mi guarda. Dritta negli occhi. Folgorandomi.
“Hai anche la faccia tosta di chiedermi come sto?”
Non l’avevo mai vista così. “Paola… io… non capisco…”
“Non capisci? Hai dormito con una persona conosciuta solo ieri. Sotto il mio tetto avete fatto le peggiori cose. Per tutta la sera non mi hai rivolto la parola. Era molto più interessante il tuo nuovo giocattolo! Ti avevo detto io di divertirti. Questo è vero. Me ne assumo la responsabilità. Ma non credevo fossi così volubile. Con la prima persona che passa! Mi fai schifo Sara!”
Vorrei dirle qualcosa ma le parole mi si fermano in gola, oltre al fatto che non so come controbattere a quel che mi sta dicendo.
A Paola iniziano a tremare le mani. Inizia a singhiozzare. Si porta una mano davanti alla bocca e le lacrime iniziano a rigarle il viso.
Inizio a piangere anche io. Rimango lì ferma.
“Vattene! Vattene da casa mia e non farti più sentire!” mi urla trattenendo i singhiozzi e asciugandosi le guance.
Non oso obbiettare. Lei è la mia unica ancora di salvezza, ma se non mi vuole con sé, non posso obbligarla. Quel che ho fatto ieri può non piacere a molti. Può schifare e rendermi la persona più meschina ed egoistica del mondo. Ma ieri sera, io ero felice. Io ieri ho capito dove stare. Cosa voglio. Ero libera. Anche se ora Svetlana non mi vuole e Paola mi detesta.
Le lacrime non smettono di scendere dai miei occhi. Salgo in macchina e mi dirigo verso casa.
Più volte per la testa mi passa l’idea di fare un’inversione e tornare da Paola a chiarire la situazione. Ma non so proprio cosa dirle. Come affrontare il problema. Non le ho mai parlato di questi miei desideri. Nessuno lo sapeva. Ma non voglio perderla! Lei per me è troppo importante!
Fermo la macchina sotto casa. Tiro il freno a mano e prendo una salvietta dalla borsa per pulirmi il viso. Faccio un grosso sospiro.
Indietro non posso tornare.
Entro in casa e poso le chiavi dell’auto. Piero è lì. Seduto sul tavolo a bersi una bottiglia di vino. Enrico seduto sul divano a guardare i cartoni animati. Saluto coccolando un po’ il mio piccolo cucciolo, chiedendogli se gli va di andare in cameretta sua a giocare con i pupazzi.
Felice annuisce e ci lascia soli.
“Piero, dobbiamo parlare”.
Finisce il suo bicchiere pieno di vino, e se ne riempie un altro.
“Dimmi!”
Faccio un piccolo respiro e gli dico: “Tra noi due le cose non vanno”.
“Lo so, e allora?”
“Allora non mi va più di stare in questa situazione. Ho provato a…” mi interrompe come se sapesse già cosa stessi per dire. Dopotutto non era la prima volta che si trovava in una situazione analoga. Avevo paura di quei suoi bicchieri di troppo, ma la sua risposta mi lasciò di sasso.
“Okay, va bene. Non voglio ascoltare una tua predica. Quindi se questa è la tua decisione, l’accetto. Sappi solo che a me fare la coppietta separata sotto lo stesso tetto non mi piace un cazzo. Quindi appena puoi voglio il tuo culo fuori da casa. E portati anche appresso il bambino. Quando vorrò vederlo ti scrivo e ci organizziamo. Non voglio altre grane. Aggiustati, e al più presto! Ora lasciami tranquillo e in santa pace! Vado a riposare. E non rompermi i coglioni!” sbatte la porta e se ne va in camera.
Beh, poteva andare peggio. Tutto sommato è andata bene. Anche se i problemi si andavano a sommare con tutti gli altri. Decido di prendere qualche minuto per me. Poi salgo da Enrico e mi metto a giocare un po’ con lui. Staccando un po’ la spina, ma sempre speranzosa di lottare e andare avanti. Qualcosa mi sarei inventata.
Il telefono inizia a vibrare. Messaggio. Ero in una brutta posizione. Stavo giocando con Enrico. Eravamo nel pieno di una battaglia all’ultimo sangue. Non potevo troncare un duello così importante. Poi riuscì con la tecnica segreta del samurai, il solletico, a mettere K.O. l’avversario, guadagnando quei 5 minuti per leggere chi fosse.
Era Paola. Si scusava per la discussione. Desiderava che andassi da lei. Se potevo al più presto per poter chiarire le cose. Aveva anche da confidarmi dei segreti.
Le rispondo che se mi da il tempo di cambiarmi sarei andata subito, ma non sarei stata sola.
Enrico sarebbe venuto con me. Per lei non è un problema.
“Mamma, tu e papà avete litigato?”. Non me l’aspettavo questa domanda. Ma era giusto che gli dessi una risposta sincera. Le cose stavano così.
Stavo andando da Paola e la strada era parecchio trafficata.
“No, amore. Abbiamo discusso. È un po’ diverso. Ma non andiamo d’accordo. Quindi la nostra decisione è di dividerci. Lui abita a casa sua e io a casa mia, appena la trovo”.
“Ma io non posso dividermi! Come faccio?”, vedo che ci pensa un pochino e poi aggiunge: “ma, se sto un po’ con te e un po’ con papà? Io voglio stare con te mamma! Papà non c’è mai a casa”.
Questi giorni non resisto proprio a trattenere le emozioni. Inizio a piangere. “Amore mio! Tranquillo. Troverò una casa tutta per noi. Papà lavora ma quando potrà verrà a vederti. Non preoccuparti”. Lui annuisce con la testolina e sorride un po’.
Gli accarezzo una guancia e lo bacio sulla fronte. Dovevo dirgli così. Ma sapevo bene che Piero non si sarebbe più fatto vivo. Ma rimane pur sempre suo padre.
Entriamo a casa di Paola, e Enrico, tutto elettrizzato, saltella da una parte all’altra alla ricerca di qualcosa con cui giocare. Fortuna che mi ero portata avanti, estraggo dalla mia borsa il suo album da disegno per tenerlo impegnato.
Saluto Paola e ci appartiamo.
“Sara, probabilmente il mio comportamento è stato eccessivo…”
Si prende una pausa e poi mi dice: “Ho incontrato tua mamma e… le ho parlato”.
“Che cosa?! Paola! Che cosa le hai detto?”
“Niente, niente…”
“Come ti sei permessa di andare a parlare con mia madre! Spero vivamente che non tu non le abbia detto niente della festa! Quel che faccio sono cazzi miei!”
“No! No! Su quello stai tranquilla, non oserei mai”. Mi fido, ma aspetto che continui. So che c’è altro in ballo. Sento il cellulare vibrare. È un messaggio, ma lascio stare. Devo sapere assolutamente cosa le ha detto.
“Le ho solo parlato del più e del meno. L’ho trovata molto triste e sola. Sapeva che la nostra amicizia avrebbe continuato a durare. Chiedeva molte cose di te. Ci tiene a te”.
Sta tremando. Gli occhi sono gonfi di lacrime. Non capisco.
“Sara, se io… se…se io…”
Mi prende forte da dietro la schiena e mi trovo le sue labbra contro le mie. Le sue lacrime iniziano a scenderle lungo il viso.
Si stacca da me e mi dice solamente: “Sono innamorata di te! Da sempre! Voglio poter star con te. Enrico per me non è un problema. Ti ho sempre desiderata, ma… non sapevo come dirtelo. Non sapevo come l’avresti presa. Poi hai incontrato Piero e io non potevo dirti i sentimenti che provavo per te. Ma ora… Ti voglio nella mia vita! Non me ne importa niente di quanti ostacoli dovremmo superare!”
Non credo alle mie orecchie!
La mia mente è in una confusione colossale. Ma i miei sentimenti per lei si fanno sempre più chiari. Le nostre labbra si rincontrano e sembra che il tempo abbia preso un altro ritmo.
Non posso volere una ragazza migliore di lei nella mia vita.
Leggo il messaggio.
Ciao tesoro, ho saputo che le cose non ti vanno più bene. Mi spiace veramente tanto. Mi spiace di averti lasciata sola, a combattere questo mondo infame. Ho sbagliato. Invece che proteggerti ti ho lasciato in balia del destino. Perdonami. Voglio poter rimediare al mio errore, oltre che facendo la mamma anche la nonna. Sto cercando casa. Casa nostra. La porta per te è aperta. Ti vorrò sempre bene.
Sapevo che c’era lo zampino di Paola. Ma cosa potevo farci? Mi bastò guardarla negli occhi per capire cosa vorrebbe che facessi.
Così, risposi a mia madre e da qui in poi, iniziò tutta un’altra storia, con protagonista una Sara diversa.

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